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Partorire al Mauriziano come Kate: con l’autoipnosi

TORINO. Una nuova tecnica per partorire, riducendo il travaglio e controllando il dolore. Dal prossimo autunno all’Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Mauriziano di Torino diretta dalla professoressa Nicoletta Biglia arriva il parto in ipnosi: una nuova possibilità di cui si potrà usufruire grazie al coinvolgimento di più soggetti. A conclusione  di un percorso formativo aziendale presso la scuola Ipnomed, alcune ostetriche (Antonella Padalino e Marina Frola, con la coordinatrice ostetrica Ilaria Bori) offriranno nell’ambito dei corsi di accompagnamento alla nascita la possibilità di apprendere la tecnica in questione.
 
Nuova possibilità

Parliamo di un metodo basato su respiro e rilassamento: dà autocontrollo e riduce il dolore in sala parto. In quest’ottica, può essere un’alternativa all’epidurale. In ipnosi é addirittura possibile dimezzare la durata del travaglio rispetto alla media. Alcuni studi hanno rivelato che ne beneficia anche il nascituro perchè durante il rilassamento profondo dell’ipnosi sono maggiori l’afflusso di sangue alla placenta e l’ossigenazione fetale. “Insomma una tecnica per aiutare la donna a gestire il parto ed il travaglio in serenità ed autonomia”, spiegano dall’ospedale.
 Miti da sfatare
L’ipnosi medica non ha nulla a che vedere con cosa ci hanno abituato a vedere in tv, premettono dal Mauriziano: nessun individuo, in stato ipnotico, può essere costretto a fare nulla contro la propria volontà. In aggiunta, non tutta la popolazione è ipnotizzabile: circa il 60% risponde positivamente, il 20% può raggiungere uno stato ipnotico così profondo da poter subire addirittura un intervento chirurgico senza l’utilizzo di tecniche anestesiologiche, mentre il restante 20% non è recettivo alle tecniche ipnotiche. In sostanza.

Gestione consapevole

L’autoipnosi è la gestione consapevole e volontaria di risorse che, benché straordinarie, appartengono alla nostra mente ed al nostro corpo, rappresenta una condizione di potenziamento della persona rendendola più efficiente del solito. E’ necessario essere addestrati da un professionista sanitario che conosca la tecnica specifica per poterla riprodurre ogni volta che se ne presenta la necessità. A proposito: il parto in ipnosi è salito all’onore delle cronache dopo i lieti eventi nella Casa reale inglese, pare che Kate e Meghan lo apprezzino molto. Ma questa è un’altra storia.

E’ salito all’onore delle cronache dopo gli ultimi parti della Casa reale inglese, perché pare che Kate e Meghan apprezzino molto l’approccio dolce. Il parto in ipnosi arriva all’ospedale Mauriziano di Torino: dall’autunno alcune ostetriche offriranno, nell’ambito dei corsi di accompagnamento alla nascita, la possibilità di apprendere la tecnica dell’autoipnosi per il controllo del dolore nel travaglio.

Si tratta di una metodica basata su respiro e rilassamento, che dà autocontrollo, riduce il dolore e può dimezzare la durata del travaglio rispetto alla media. A beneficiarne non è solo la partoriente, ma anche il nascituro.

Studi rivelano che il rilassamento dell’ipnosi porta un maggiore afflusso di sangue alla placenta e aumenta l’ossigenazione fetale. Non tutta la popolazione, però, è ipnotizzabile: circa il 60% risponde in modo positivo, il 20% può raggiungere uno stato ipnotico così profondo da poter subire addirittura un intervento senza anestesia, mentre il restante 20% non è recettivo.


Fonte: http://www.lastampa.it/italia/cronache

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