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Migranti, la Ocean Viking: “Dateci un porto”. E la Libia chiede aiuto alle Ong per i salvataggi

ROMA –  L’equipaggio di Sos Mediterranee ha salvato 176 persone. Tutte sono attualmente al sicuro a bordo dell’Ocean Viking, la nave di salvataggio noleggiata da Sos Mediterranee e operata con Msf (Medici senza frontiere), che ora aspetta che le venga comunicato un porto sicuro in cui attraccare per far scendere i migranti. E intanto nella notte la nave dell’ong ha ricevuto comunicazioni dalle autorità marittime libiche con informazioni su una barca in pericolo, la posizione approssimativa e richiedendo alla nave di procedere alla ricerca e al salvataggio. L’Ocean Viking ha seguito le istruzioni ma non ha trovato la barca in pericolo dopo più di 9 ore di ricerca. Non sono state fornite ulteriori informazioni dalle autorità libiche su ulteriore richiesta del coordinatore per la ricerca e il salvataggio a bordo.

Era la prima volta che l’Ocean Viking riceveva una richiesta scritta dalle autorità libiche di impegnarsi in un’operazione di ricerca e salvataggio. La mattina del 13 ottobre, l’Ocean Viking è stata avvisata di un altro gommone in difficoltà e si è mossa per raggiungerlo. Alle 13.50, i team hanno completato il salvataggio di 102 persone, tra cui 4 donne in gravidanza e 9 bambini di età inferiore ai 16 anni. L’Ocean Viking, secondo la legge marittima, ha richiesto un porto sicuro (PoS) per sbarcare le 176 persone salvate, presso il Jrcc (Joint rescue coordination centre) libico. Dato che le autorità libiche hanno indicato Tripoli come porto di sbarco, scrive la Ong, abbiamo rifiutato in base al diritto internazionale e alle convenzioni che nessun luogo in Libia può essere attualmente considerato sicuro.

“Mentre l’Ocean Viking si sta dirigendo a nord e la maggior parte delle persone in grado di assistere i Rcc (Rescue coordination centre) sono state informate, raccomandiamo vivamente agli Stati membri dell’Ue e alle autorità competenti di assegnarci tempestivamente un porto sicuro in modo che le 176 persone salvate possano essere sbarcate. Questi, uomini, donne, bambini hanno attraversato un viaggio terribile e spaventoso in mare; averli sul ponte di poppa della Ocean Viking è una soluzione di emergenza, ma un salvataggio può considerarsi concluso solo quando raggiungono una riva quando possono essere curati”, afferma Frederic Penard, responsabile delle operazioni di Sos Mediterranee. “Ora è la quarta volta da quando l’Ocean Viking ha iniziato le operazioni che stiamo aspettando che ci venga assegnato un porto sicuro per sbarcare le persone salvate. Finora i governi dell’Ue non sono riusciti a istituire un meccanismo di sbarco conformemente al diritto marittimo. Gli accordi ad hoc non possono essere la soluzione. Chiediamo ai governi di porre fine a questa situazione inaccettabile”, ha aggiunto Sophie Beau, cofondatrice e vicepresidente di Sos Mediterranee.

Sbarchi non stop a Lampedusa. Tre barconi sono arrivati all’alba sull’isola e complessivamente sono sbarcate circa 200 persone che sono state portate all’hotspot di contrada Imbriacola dove ci sono circa 400 migranti a fronte di una capienza massima di 90. Altre due piccole imbarcazioni che trasportavano, complessivamente, 108 migranti di nazionalità iraniana e irachena, sono state individuate stamani da motovedette della Guardia costiera e della sezione navale della Guardia di finanza di Roccella Ionica al largo di Brancaleone. Per motivi di sicurezza, i migranti sono stati trasbordati sulle unità militari e trasportati nel porto di Roccella. Le due imbarcazioni sono state individuate a distanza di un’ora l’una dall’altra. Sulla prima, una piccola barca a motore di meno di 15 metri, c’erano 64 persone, tra le quali 5 donne e 4 bambini. Sulla seconda, una piccola barca a vela, erano in 44, tra cui una donna ed una bambina. Le loro condizioni sono buone. I migranti, giunti in porto, hanno ricevuto la prima assistenza e poi sono stati trasferiti temporaneamente in un centro messo a disposizione del Comune e gestito dalla locale sezione della Protezione civile.

L’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha intanto sollecitato gli Stati europei a intraprendere maggiori sforzi per proteggere i minori rifugiati e migranti che non solo hanno sopportato viaggi difficili e pericolosi, ma continuano ad affrontare rischi e avversità una volta giunti in Europa, fra cui condizioni abitative insicure, essendo erroneamente registrati come adulti, e carenza di cure adeguate.

L’ultima edizione del rapporto dell’Unhcr ‘Viaggi Disperati’, pubblicato oggi, registra che da gennaio a settembre 2019 circa 80.800 persone sono arrivate in Europa lungo le rotte del Mediterraneo – cifra in calo rispetto alle 102.700 persone giunte nello stesso periodo del 2018. Di coloro che sono arrivati, oltre un quarto erano minori, molti senza genitori.  “Questi bambini sono fuggiti da conflitti, hanno perso i propri familiari, mancano da casa da mesi, perfino anni, e alcuni di loro hanno subito abusi orribili durante il viaggio, ma le loro sofferenze non terminano una volta giunti alla frontiera”, ha dichiarato Pascale Moreau, direttrice del Bureau per l’Europa dell’Unhcr. “In tutta Europa, i minori non accompagnati, in particolare, sono accolti di frequente in centri di grandi dimensioni privi della sorveglianza dovuta, carenza che li espone a ulteriori abusi, violenze e stress psichico e al rischio crescente di migrare nuovamente o scomparire”.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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