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Medhanie, espulso o rifugiato? Braccio di ferro giudiziario sul futuro dell’eritreo ingiustamente scambiato per un trafficante di uomini

Il trafficante non è lui, e questo – almeno per il momento – lo ha accertato la Corte d’assise di Palermo presieduta da Alfredo Montalto. Ma adesso sul futuro di Medhanie Tesfamariam Behre, così si chiama il falegname eritreo che, per più di tre anni è rimasto in carcere in Italia scambiato con Mered Medhanie Yedhego, capo di una potente organizzazione di trafficanti di uomini, si gioca un nuovo braccio di ferro tra ministero dell’Interno e la difesa del giovane eritreo.

Dopo la scarcerazione decisa dalla Corte che comunque lo ha condannato a cinque anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Medhanie – per il tramite del suo avvocato Michele Calantropo – ha subito presentato una richiesta di protezione internazionale. Ma l’uomo è stato immediatamente portato al Centro per i rimpatri di Caltanissetta dove, secondo il decreto sicurezza, è possibile trattenere gli immigrati irregolari prima di una eventuale espulsione.La nuova contesa è tutta in punto di diritto. L’espulsione di Medhanie Tesfamariam Behre è contenuta nello stesso dispositivo della sentenza che lo ha assolto dall’accusa di essere il capo dei trafficanti ma lo ha condannato per favoreggiamento. L’espulsione, che deve essere convalidata dal giudice monocratico di Caltanissetta in un’udienza già fissata per domani, però è stata prevista prima della presentazione della richiesta d’asilo. Che, a questo punto, potrebbe bloccare tutto l’iter.In linea teorica, spiegano fonti del Viminale, una condanna è pregiudizievole per la concessione di un permesso di protezione internazionale, ma è pur vero che Medhanie è eritreo ed è fuor di dubbio che, se tornasse nel suo paese, la sua vita sarebbe a rischio. E questa circostanza, per il diritto internazionale e per la Costituzione italiana, è prevalente. Sembra escluso dunque che il giudice possa convalidare un’espulsione verso l’Eritrea o verso il Sudan, Paese in cui l’uomo è stato ammanettato, a conclusione di una indagine condotta dalla polizia sudanese con la collaborazione dei servizi segreti inglesi, ed estradato in Italia.

Una situazione paradossale e senza precedenti che vede il falegname vittima di un incredibile scambio di persona al quale, nonostante le testimonianze e gli esami del Dna la Procura di Palermo non si è mai voluta arrendere, ancora privato della libertà dopo quasi tre anni e mezzo passati in carcere. Piuttosto che correre il rischio di essere perseguitato o ucciso se fosse riportato in Eritrea o in Sudan, Medhanie è costretto a chiedere asilo in Italia, Paese dove si trova ovviamente da irregolare ma dove non è venuto volontariamente e dove, ovviamente, non ha alcun interesse a rimanere visto l’incredibile errore giudiziario di cui è stato vittima.


Fonte: https://www.repubblica.it/cronaca


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