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La promessa di Conte: “Nidi per tutti e gratis per i redditi più bassi”

Dice premier Conte, a sorpresa, che gli asili nido saranno la priorità delle priorità: “Il primo, immediato intervento”, ha assicurato alla Camera. “Non possiamo indugiare oltre”. Anche Matteo Renzi aprì la sua legislatura sottoscrivendo: mille nidi in mille giorni. La Lega di Salvini (alleato con Conte in verità, fino all’8 agosto scorso) promise a sua volta mille nidi in più. Poi si affidò a un lento disegno di legge parlamentare che prevedeva un contributo statale per convertire gli immobili pubblici inutilizzati in asili affidandoli, quindi, ai privati.

Premier Conte per ora non indica coperture, ma spiega le ragioni dell’annuncio: “È un investimento strategico per il futuro della nostra società perché combatte le diseguaglianze sociali, che si manifestano nei primi anni di vita, e favorisce una più completa integrazione delle donne”. Poi ribadisce: asili nido (e micronido) gratis per chi ha un basso reddito entro il 2021. A chi, nel concitato dibattito alla Camera, fa notare che in Lombardia già ci sono nidi gratuiti, Conte ribatte: “Gli asili lombardi funzionano bene, ma offrono un posto a un bambino su quattro: noi vogliamo dare una possibilità anche agli altri tre”.

Per innaffiare il deserto delle nascite nel Paese premier Conte sembra ispirarsi – alla lettera – ai due ultimi lavori pubblicati sul tema asili nido dalla Cgil Funzione pubblica e da Save the children. Il primo ha spiegato che un milione e 117 mila bambini da zero a tre anni non entreranno in un nido, che sia pubblico o privato, anche nella prossima stagione. Due le ragioni. La media dei posti presenti nelle strutture italiane, prima ragione, è la stessa della Lombardia: solo il 24 per cento dei bimbi può essere accolto. Eppure avevamo promesso all’Europa nidi per almeno un terzo degli infanti (il 33 per cento) entro il 2010. Oggi in Valle d’Aosta la copertura è al 44,7 per cento, in Campania al 7,6. Quota 33 è superata solo in Emilia Romagna, Toscana e in Provincia di Trento.

La seconda ragione per cui i nidi sono disertati e le madri tengono il figlio a casa sono le rette in ascesa accelerata. Al Sud, innanzitutto. Come ha raccontato in un’inchiesta Repubblica, nella provincia di Cosenza, la meno povera della povera Calabria, in dodici anni i costi degli asili sono aumentati del 148,2 per cento. La lista d’attesa è arrivata al 71 per cento. Ad Agrigento la retta mensile è passata da 100 a 180 euro. Il nido a Benevento, con un aumento medio da 300 euro a 350, oggi costa un po’ più che a La Spezia, decisamente di più che a Bologna e quasi il doppio di Ravenna. Le città del Nord si sono mosse da sole per recuperare la distanza dall’Europa.

L’Associazione BolognaNidi segnala come da Renzi a Conte, in attesa delle inaugurazioni, si siano registrate strutture cedute in subappalto e altre aperte con i soldi pubblici e serrate finiti i finanziamenti. Non serviranno solo finanziamenti, tra l’altro. Serviranno ispettori. Con quattro atti legislativi, dal Prodi bis alla Buona scuola, in dieci anni sono stati trasferiti alle strutture d’infanzia 10 miliardi e 222 milioni. Dieci miliardi per lasciare fuori da cancello tre bambini su quattro.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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