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La lezione di Mihajlovic

BOLOGNA. La malattia in diretta. Le lacrime del campione. Nudo, fiero e – come dice lui – “un po’ incazzato”. Mihajlovic ha la leucemia e lo ha annunciato in una conferenza stampa toccante e anche surreale, mentre la commozione gli incrinava più volte la corazza e il pianto colava fuori dalla maschera di sempre, quella del duro, del guerriero, del pistolero western. “Non sono lacrime di paura”, ci teneva a sottolineare l’allenatore del Bologna, difendendo il personaggio e facendo ancora più tenerezza. “Non voglio che si provi pena per me”.

Il calcio, si sa, “non è uno sport per signorine”: è machista, veteromaschilista, retrogrado fino al ridicolo, fino alla parodia di se stesso. Non c’è scampo per i deboli nel calcio, dove si parla per metafore belliche e sessuali da bar o perifrasi fumose. E anche per questo ha colpito ancora di più il discorso schietto del cinquantenne serbo, ex campione di Sampdoria e Lazio, che ha sfidato pubblicamente la sua bestia come un qualsiasi avversario prima di una finale, con lo stesso frasario e tono da pugile spavaldo, nella stessa saletta con gli sponsor alle spalle e la diretta tv: “Io la rispetto, ma la guardo dritto negli occhi e la affronto”. Solo che non parlava di una squadra, ma della leucemia. E i giornalisti presenti non avevano domande, solo applausi.

E’ stata una confessione emozionante, autentica. Il coraggio di Mihajlovic – lo stesso delle migliaia di persone qualsiasi che ogni giorno combattono nell’ombra per la vita – ha fatto effetto anche su chi nulla sa di pallone, semplicemente perché davanti alle disgrazie siamo tutti uguali, abbiamo tutti la stessa maglietta. E’ piaciuto, Sinisa, per non aver nascosto il dolore e il sentimento, ma soprattutto per aver parlato alla fine dell’importanza della prevenzione, ricordandosi di essere un privilegiato e di dover essere un esempio anche in una situazione come questa.

E, in un mondo cinico che si finge romantico e umano com’è quello del calcio, non deve passare in secondo piano neanche l’esempio del Bologna, che ha deciso di affrontare il campionato all’orizzonte con un allenatore malato di cancro in panchina, per scrivere insieme a lui una grande pagina di vita. 


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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