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Csm, ecco chi è il pm napoletano D'Amato, il primo degli eletti

Originario di Torre del Greco, Antonio D’Amato muove i primi passi in toga come pm a Palmi, dove trova come procuratore Agostino Cordova. Quando il magistrato calabrese viene nominato a capo della Procura di Napoli, D’Amato lo segue poco dopo. Sono gli anni di Tangentopoli e il pm entra a far parte del pool che si occupa di uno dei filoni più importanti della Mani pulite napoletana, quello sulle tangenti nel settore della sanità che coinvolge fra gli altri anche l’ex direttore generale del ministero Duilio Poggiolini. Da sempre esponente della corrente di Magistratura indipendente, D’Amato appartiene però all’ala del gruppo che da tempo si è allontanata dal potentissimo Cosimo Ferri, che in questa elezione “suppletiva” sosteneva almeno inizialmente un altro candidato.

In questo anni, D’Amato ha avuto esperienze al mistero della Giustizia, al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e come pm anticamorra, prima di essere nominato procuratore aggiunto a Santa Maria Capua Vetere. Con il risultato a sorpresa di queste elezioni, si aggiudica il “derby” con l’altro procuratore aggiunto samaritano, Alessandro Milita, già pm del processo sulle presunte collusioni con il clan dei Casalesi dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino, che si era candidato come indipendente.

Ha sfiorato l’elezione un altro pm napoletano, Francesco De Falco, superato di misura da Di Matteo. Vicino a Unicost, con la quale era stato in passato anche componente del consiglio giudiziario, De Falco è da tempo uno dei magistrati in prima linea sul fronte dell’anticamorra. Assieme al pm Henry John Woodcock, si è occupato delle indagini e dei processi sulla “paranza dei bambini”, il gruppo di giovanissimi boss che terrorizzava il centro di Napoli. E portano la sua firma anche le inchieste sulle ramificazioni del clan dei quartieri Rione Traiano e Pianura, oggi leader nel mercato dello spaccio di stupefacenti, Non ce l’ha fatta un altro pm di punta dell’anticamorra, Fabrizio Vanorio, già pm a Palermo, dove è stato anche presidente della giunta Anm, che indaga sul clan dei Casalesi e (con il pm Woodcock) ha sostenuto l’accusa nel processo sulla compravendita di senatori concluso con la prescrizione del reato per l’ex premier Silvio Berlusconi. Esponente di spicco di Md, ha pagato probabilmente la presenza contemporanea di più candidati della corrente.


Fonte: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml


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