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Carta d'identità al bimbo con due mamme, per sette mesi era stato un fantasma

Davide, bimbo di Rovereto figlio da due madri, ora lo sarà anche sulla carta d’identità, concessa – per ordine del giudice – dal Comune che per sette mesi lo aveva reso di fatto un bambino fantasma. È l’effetto di una sentenza che afferma un principio importante: un Comune deve rispettare un atto di stato civile emesso in un altro Comune, o sarebbe minata la coerenza del sistema. E ora che Davide ha una carta d’identità la sua storia merita di essere raccontata.

II bimbo nasce a ottobre, fuori dalla Provincia di Trento, da due donne, di cui una è anche la madre partoriente. Il Comune di nascita emana l’atto che le riconosce entrambe. Tuttavia, essendo entrambe residenti a Rovereto, è qui che il bambino doveva essere registrato all’anagrafe come figlio loro. A novembre, le madri apprendono che il Comune si rifiuta di riconoscere quell’atto, ma apprendono anche il rifiuto riguarda anche la madre partoriente. A nulla servono le sollecitazioni: Davide non avrà mai una carta d’identità perché per il Comune è come se non esistesse. Senza un documento la famiglia non può viaggiare, non può fare vacanze in albergo. Sorgono problemi per la maternità con l’Inps, il passaporto ancora ad oggi è bloccato. Le donne perdono poi l’iscrizione al nido, perché alla scadenza di maggio il bambino “non risulta residente”.

Inevitabile il ricorso al giudice per tutelare Davide. Con decreto del 12 aprile 2019 il Tribunale di Rovereto, con parere favorevole della Procura e del giudice tutelare, accoglie gli argomenti del ricorso curato dall’avvocato Alexander Schuster. Il giudice chiarisce un punto fondamentale: non è concepibile che una persona abbia una famiglia e una identità in un Comune italiano e tutt’altra identità in un altro I registri dello stato civile devono essere coerenti. Per il Collegio roveretano “un soggetto non può avere status diversi nell’ambito del territorio nazionale”. Mettere in discussione gli atti formati in Italia è competenza dei pubblici ministeri, non dei sindaci.

Il Tribunale roveretano entra nel merito e afferma che correttamente sono state registrate due madri, perché nel diritto italiano il consenso dato dall’uomo convivente alla fecondazione eterologa della compagna gli impone di essere padre e assumersi le responsabilità di far nascere un bambino in quel modo. E lo stesso principio deve applicarsi al consenso della compagna convivente. Per i giudici “il diritto alla bigenitorialità e al mantenimento dello status di figlio deve essere quindi riferito alla coppia genitoriale, qualunque essa sia”.

La vicenda, mai resa pubblica fino ad oggi, si è conclusa con una decisione divenuta ora definitiva e ieri è arrivata finalmente la carta d’identità. Per le due mamme, “potevamo immaginare che il Sindaco di Rovereto potesse obiettare al riconoscimento della co-madre, non essendo mai stato vicino a famiglie come le nostre, ma mai avremmo immaginato che si arrivasse a negare a nostro figlio anche la madre che lo ha portato in grembo. È rimasto un fantasma in Italia per sette mesi. Non poter accedere al nido, non poter identificare un neonato alla reception di un hotel, rapportarsi con Inps e Polizia vedendo l’imbarazzo dei funzionari di fronte ad un minore senza genitori sulla carta: situazioni orribili per giovani genitori che, come noi, hanno le loro famiglie di origine fuori Provincia”. E proseguono: “Comune, ministero dell’Interno e Avvocatura dello Stato sanno che siamo famiglie felici e cercano di toglierci l’unica cosa che ci rimane: la serenità”.

Per  Schuster “questa situazione inedita mostra i paradossi di un diritto che ignora la realtà e pretende di relegare all’inesistente chi vive in carne ed ossa. Abbiamo trattato in quest’ultimo anno decine di situazioni simili, ma in nessuna parte d’Italia mi era capitato un sindaco che rifiutasse una regola presente in ogni epoca: non si può negare alla donna che ha partorito e che vuole accudire suo figlio di essere madre. La gravità è tale che valuteremo un’azione di risarcimento danni”. Il testo del decreto è pubblicato in forma anonima sul sito dello studio legale, www.schuster.pro.


Fonte: https://www.repubblica.it/cronaca


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