“La dama con l’ermellino alla reggia di Venaria: è il mio regalo d’addio” 

Leonardo da Vinci non lascia Torino, ma raddoppia. «La dama con l’ermellino», uno dei più grandi capolavori dell’arte mondiale, sarà esposta alla Reggia di Venaria Reale a fine anno. Si tratta di un trionfo per l’immagine internazionale di Torino, un evento con il botto capace di calamitare in città migliaia di turisti. L’impresa di riportare in Italia in una mostra il quadro più iconico dopo la Gioconda del grande maestro del Rinascimento non è riuscita a Milano (dove il quadro è stato dipinto), né a Firenze, né a Roma. Soprattutto, non è riuscita a Parigi.

«È risultato dell’intero staff del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude», precisa a caldo il direttore Mario Turetta, che lo annuncia, sibillino, mentre sta calando il sipario sulla sua esperienza venariese iniziata proprio quattro anni fa, nel febbraio 2016.

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Il ritratto di Cecilia Gallerani, nobile milanese amante di Ludovico Sforza, detto il Moro, custodito in Polonia presso il Museo Nazionale di Cracovia, sarà così esposto per qualche settimana nella residenza dedicata al mito di Diana cacciatrice che fu dei duchi di Savoia e dei Re di Sardegna. Durante tutto il 2019, dunque, a Torino ci sarà una vera e propria «staffetta» dedicata a Leonardo. . A fine anno (ma le date non sono ancora state comunicate) il colpo di Venaria Reale. Una notizia inaspettata che farà il giro del mondo.

Mario Turetta non fornisce altri dettagli sulla prestigiosa operazione, che di certo rappresenta la ciliegina sulla torta, un clamoroso colpo di scena, prima di lasciare Venaria.

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Dunque, direttore, questi sono i suoi ultimi giorni in Piemonte…

«A inizio marzo inizierò a Roma il nuovo incarico di direttore generale del Cinema per il ministero: un ruolo di grandissimo prestigio, che mi onora. Di questo ringrazio sia il ministro Alberto Bonisoli sia la sottosegretaria Lucia Borgonzoni».

Può spiegarci come è nata questa nomina?

«Lo scorso ottobre il ministero ha reso noto ai soli dirigenti che si sarebbe aperta questa importante possibilità. Tecnicamente si chiama “Interpello”. Ho inoltrato la mia disponibilità e dieci giorni fa sono stato nominato».

Quale sarà il suo nuovo ruolo a Roma?

«Mi occuperò della promozione del cinema italiano come interesse culturale. Tra le altre cose, anche dei festival del cinema, da Venezia a Torino, da Roma a Cannes e Berlino».

Se il 2019 sarà dedicato a Leonardo il 2020 torinese sarà dedicato, guarda caso, al cinema…

«Fino al mio insediamento non rilascio dichiarazioni sul nuovo ruolo».

La sua nomina, a sorpresa, arriva al termine di un periodo dove si sono registrate alcune incomprensioni all’interno del Consorzio.

«Ci tengo a precisare che ho svolto il mio ruolo di direttore seguendo sempre tutte le norme scrupolosamente, applicando lo Statuto e nella massima trasparenza. Rivendico molti successi in questi anni, ma sempre seguendo le regole».

Il momento simbolo che ricorda con più affetto?

«Sono tanti. Quando abbiamo raggiunto un milione di ingressi; quando abbiamo stipulato il gemellaggio con Chambord, il più famoso dei Castelli della Loira; quando abbiamo ospitato il Giro d’Italia e soprattutto quando abbiamo aperto la Reggia per il G7, una vetrina internazionale di grandissima importanza».

Nel suo ufficio non c’è ancora aria di trasloco. Sta organizzando il passaggio di consegne?

«In realtà non ce n’è bisogno. Abbiamo già definito le attività di quest’anno e abbiamo chiuso il bilancio per il 2019 a dicembre, dove abbiamo ottenuto anche i complimenti dall’assemblea dei consorziati. Non posso lamentarmi: lascio una Reggia in buona salute».

Il prossimo direttore di Venaria arriverà a breve? Ci sarà un bando?

«Lo Statuto del Consorzio parla chiaro. E non parla di bando. Il nuovo direttore sarà indicato al Consorzio dal ministro dei Beni Culturali, sentendo il presidente della Regione Piemonte. Sarà il ministro a decidere modalità e tempistiche della nomina. Al nuovo direttore (o direttrice) fornirò tutta l’attenzione che mi chiederà per rilanciare al meglio le Residenze Reali Sabaude». —

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Fonte: http://www.lastampa.it/cultura/arte

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