Norvegia, il più grande fondo al mondo abbandona (in parte) il petrolio

MILANO – Lo avevano annunciato, ora lo hanno ufficializzato. Il fondo di investimento sovrano della Norvegia, il più grande al mondo per masse gestite (oltre mille miliardi di dollari) liquiderà una quota delle sue partecipazioni in società o in investimenti finanziari che hanno a che fare con gli idrocarburi, a cominciare dal petrolioe  per estensione anche al gas naturale.

In un primo tempo, si era ipotizzato che il fondo uscisse da tutte le attività legate al greggio: ma dopo una consultazione pubblica e una discussione all’interno del governo, ha deciso che saranno liquidate circa 134 partecipazioni. In pratica si tratta, delle quote con un valore economico più basso: il fondo sovrano continuerà a essere investitore delle major come ExxonMobil e Shell, ma anche dell’italiana Eni.

Del resto, la decisione non è stata presa con motivazioni ambientaliste o per adesione alle politiche contro il climate change, nonostante le pressioni arrivate dalle associazioni e organizzazioni non governative. La scelta è squisitamente finanziaria: il parziale disinvestimento è figlio della necessità di ridurre l’esposizione su un settore diventato più rischioso di quanto non fosse una volta. La transizione energetica che sta spingendo il peso della produzione verso le rinnovabili, la scelte di molti governi per limitare l’uso dei combustibili fossili, nonché le policy di molti fondi (non soltanto etici) che scelgono sempre di più di non investire negli idrocarburi, hanno consigliato anche il fondo sovrano norvegese di ridurre le partecipazioni nel settore.

Del resto, se la motivazione fosse stata etica o ambientalista ci troveremmo di fronte a una paradosso: la Norvegia è arrivata a possedere il fondo sovrano più ricco del mondo proprio grazie allo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale e petrolio del mare del Nord, i più grandi di tutta Europa. Giacimenti che, sebbene in via di esaurimento, continua a sfruttare, per quanto imponga regole molto severe sul rispetto dell’ambiente marino e sul repristino una volta terminate le operazioni.

Il fondo norvegese detiene partecipazioni in oltre 300 compagnie petrolifere a livello mondiale. La decisione deliberata prevede che 134 saranno destinate alla vendita: in valore ammontano a quasi 7 miliardi di euro, circa l’1% del valore del portafoglio azionario del fondo. Nella lista delle 134 società c’è solo un’italiana, la Saras della famiglia Moratti. Tuttavia figurano alcune compagnie di primo piano come le americane Anadarko petroleum e Valero energy, la cinese Cnooc, l’inglese Tullow.

 A livello globale il fondo norvegse ha investito in più di 9mila società quotate, pari all’1,4% di tutti i titoli quotati nel mondo.Il fondo è tra i principali investitori in italia: oltre a Eni possiede quote di Intesa Sanpaolo, Leonardo, Fca, Poste e Saipem.


Fonte: http://www.repubblica.it/economia

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