Giovani e breakdancer, ecco la nazionale italiana di hacker che ci difenderà nella guerra informatica

LUCCA – Hanno tra i 17 e i 23 anni e sono pronti a difenderci da una guerra digitale. È la nazionale italiana di hacker che tra il 14 e il 17 ottobre parteciperà ai campionati europei di sicurezza informatica. Una competizione promossa dalla Commissione europea e dall’Agenzia europea per la sicurezza delle reti dell’informazione () che li vedrà sfidare 16 team. La battaglia sarà a Londra dove i ragazzi si contenderanno la vittoria a colpi di crittografia, protezione di siti web e creazione di virus in grado di mettere ko pc e smartphone. Le squadre che temono di più sono Romania, Polonia e Germania.  “Ma siamo ben allenati, possiamo batterli”, dice il capitano, Giovanni Schiavon, 22 anni, ex studente del Politecnico di Milano e fresco d’assunzione: andrà a lavorare a Google e sogna una “sicurezza informatica a portata di tutti”. Un’esperienza che si ripete per il secondo anno consecutivo dopo un esordio niente male: una medaglia di bronzo conquistata nel 2017, a Malaga, in Spagna. “Il livello di competenza dei ragazzi è cresciuto”, spiega l’allenatore Marco Squarcina, 33 anni, ricercatore di sicurezza informatica. “Vedere i loro miglioramenti man mano che facciamo competizioni a livello internazionale è ciò che dà più soddisfazione. L’anno scorso siamo riusciti a classificarci al Def Con di Las Vegas, una battaglia tra gli hacker migliori del mondo e su 24 squadre ci siamo piazzati settimi. Nel 2009, quando ho iniziato io, era solo un sogno, oggi è realtà”.   Squarcina è uno degli organizzatori di CyberChallenge.IT, un percorso di formazione supportato dal Cini, il consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica, in cui sono stati selezionati i giovani che tra qualche settimana ci rappresenteranno in Europa. La cernita è durata sei mesi e ha visto lottare 160 ragazzi, in otto città italiane. Sono rimasti in dieci. C’è Andrea Biondo, specializzato nell’analizzare programmi e prendere il controllo del dispositivo su cui sono installati. C’è Qian Matteo Chen, il mago della crittografia, quel ramo della sicurezza informatica che ci permette di inviare i messaggi senza che qualcun altro legga il contenuto. Tutti vedono l’informatica come una sfida intellettuale. Di sicuro non si riconoscono nella definizione mediatica che spesso associa la parola hacker a criminali. Sugli stereotipi che li vogliono incappucciati e solitari, invece, preferiscono scherzarci su. Anche perché i tempi sono cambiati, assicura Biondo che è anche un buon ballerino di break dance: “Oggi fare l’hacker va di moda”.   Non solo, “le loro competenze sono fondamentali e lo diventeranno sempre di più”, assicura Paolo Prinetto, presidente del Cini. “Ecco perché stiamo creando laboratori in cui i ragazzi possano sfidarsi a difendersi dagli attacchi informatici come ad attaccare: le due attività vanno a braccetto”. Quest’anno la competizione europea darà maggiore attenzione alla sicurezza degli hardware. Una scelta che trova radici in una notizia che ha fatto scalpore nel settore a inizio anno: la scoperta di , due bug nei processori con cui sono costruiti i nostri dispositivi. I ragazzi si sono allenati alla Scuola Imt alti studi di Lucca, dove sono stati in ritiro tre giorni. Come una squadra di calcio. Ma l’anima nerd è nei dettagli. Nel passatempo che Lorenzo e Jacopo usano per distrarsi: aprire dei lucchetti. Tutto, in fondo, nasce da qui: trovare un modo per aggirare i limiti.


Fonte: http://www.repubblica.it/tecnologia

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