Allarme in Veneto, dopo il caso Pfas scoperto nuovo inquinante: “Il GenX è potenzialmente cancerogeno”

ROMA – Il nuovo inquinante del Veneto, delle sue quattro province Vicenza, Rovigo, Venezia e Padova, si chiama GenX. È un tensioattivo che sostituisce l’ormai e come l’antiaderente padre di tutte le contestazioni ha “potenzialità cancerogene”. Ora si scopre che per per tre stagioni di Trissino lo ha sversato nel Fratta Gorzone, uno dei bacini più grandi d’Europa, regalandolo ai campi agricoli del Nord est e ai rubinetti dell’area. Lo si è appreso la scorsa settimana, quando analisi chimiche dell’agenzia regionale Arpav – ormai diventate prassi in quest’area a Nord di Vicenza – hanno accertato la presenza del nuovo composto in alcuni pozzi all’interno e all’esterno dell’azienda.

La Miteni, come da abitudine, ha minimizzato, dicendo che l’azienda porta gli scarichi industriali direttamente all’impianto dell’Alto Vicentino servizi, ma una quota parte di GenX è finita sicuramente “a fiume” e oggi Greenpeace ha ricostruito il perimetro dello sversamento del nuovo preparato chimico. L’associazione ambientalista assicura che, secondo documenti in suo possesso, dal 2014 al 2017 l’azienda di Trissino – “società già individuata dalle autorità come fonte principale della contaminazione da Pfas in una vasta area del Veneto” – ha ricevuto ogni anno dall’Olanda, e nello specifico dall’azienda chimica Du Pont (oggi Chemours), “quantitativi accertati fino a 100 tonnellate annue di rifiuti chimici pericolosi contenenti il GenX”. Tecnicamente perfluoroetere. Dice Greepeace: “E’ una sostanza che, oltre a essere persistente e di difficile degradazione, è classificata come potenzialmente cancerogena e con possibili effetti negativi anche sul fegato che si manifestano agli stessi livelli di concentrazione del Pfoa”. Ecco, un altro polimero inquinante simile ai precedenti nelle acque correnti intorno a Trissino e giù fino alla foce del Po.  Miteni – è la ricostruzione, abbiamo visto – ha ricevuto dalla filiale olandese dell’ex Dupont centinaia di tonnellate di GenX. L’Olanda ha ridotto drasticamente la possibilità di trattare in casa il prodotto, già dal 2017. A inizio 2018, ancora, le autorità della Carolina del Nord hanno fermato gli sversamenti del prodotto nelle acque. Nel 2014 la Miteni ha ottenuto dalla Regione Veneto, retta dall’attuale presidente Luca Zaia, l’autorizzazione allo sversamento “senza alcun limite”. Greenpeace, citando i bilanci economico-ambientali dell’azienda, scrive: su 119 tonnellate autorizzate al trattamento annuo del tensioativo GenX solo 17 vengono recuperate. Miteni risponde: recuperiamo quasi tutto. Giuseppe Ungherese, responsabile della Campagna inquinamento di Greenpeace Italia, attacca in verità più la Regione Veneto che Miteni: “Lo scenario che emerge evidenzia le gravi inefficienze delle autorità locali per proteggere un territorio e una popolazione già gravemente colpiti dall’inquinamento. Hanno trasformato, legalmente, parte del Veneto in una regione dove è concesso il trattamento di rifiuti chimici pericolosi”. Ancora: “Chiediamo al ministro dell’Ambiente Sergio Costa di revocare all’azienda di Trissino l’autorizzazione a trattare i rifiuti contenenti il GenX”. Per ora è intervenuta la Provincia di Vicenza e Miteni ha fermato la lavorazione sei giorni fa. La Regione Veneto in queste ore ha chiesto un nuovo controllo, Miteni lo ha accettato segnalando che è il numero 144. Il direttore dell’agenzia regionale per l’ambiente del Veneto, Nicola Dell’Acqua, rivela infine: “Abbiamo effettuato per due volte analisi e controlli e sempre abbiamo trovato il GenX, ma quando la scorsa settimana siamo entrati nell’azienda per effettuare le verifiche finali non abbiamo potuto vedere nulla. La fuga di notizie aveva fermato la lavorazione e consentito di pulire gli impianti”. Miteni ha contestato la ricostruzione di Greenpeace sostenendo che la molecola del GenX, detta Frd, è in realtà studiata per non accumularsi nell’organismo umano: “Non c’è nessuna autorizzazione a sversare alcunché”, dice il portavoce, “la Regione ha autorizzato una lavorazione, tra cui il processo di trattamento delle acque, che ha dimostrato la sua efficacia nell’abbattimento degli inquinanti. Anche noi non sappiamo come il GenX sia finito nelle acque di falda, ma la DuPont ha immesso sul mercato il prodotto proprio perché, al contrario del Pfas, non si accumula negli essere umani. I limiti legislativi olandesi sono più larghi dei nostri, la Dupont chiede a noi di lavorarlo perché a Trissino abbiamo una tecnologia avanzata e adatta”.


Fonte: http://www.repubblica.it/ambiente

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