Gian Carlo Blangiardo designato all'Istat, è polemica: “È di parte, non può fare il presidente”

ROMA – Mai designazione fu così tormentata. Il Consiglio dei ministri, su proposta della ministra della pubblica amministrazione Giulia Bongiorno e dopo diffusi rumors estivi, ha indicato lo scorso 8 novembre  Gian Carlo Blangiardo – ordinario di demografia all’università Bicocca di Milano considerato vicino al leader della Lega Matteo Salvini – come successore di Giorgio Alleva alla guida dell’Istat.

Qualche giorno fa l’assemblea della Rsu interna si è schierata contro la nomina. “E’ a rischio l’indipendenza e l’imparzialità della statistica ufficiale”, sostengono i sindacalisti che non lesinano critiche alla “mancata trasparenza” della designazione, improntata a “meri criteri di lottizzazione”. Nel mirino finisce anche l’attività pubblica di Blangiardo: “Partecipa a iniziative della Lega, anche a procedura di nomina già avviata”.

E quella editoriale. Il suo fondo sulla prima pagina dell’Avvenire (di cui è collaboratore) – dal titolo “Non bastano i sussidi” – di oggi non è passato inosservato. Il professore non si limita a commentare i dati diffusi ieri sull’ininterrotto calo della natalità in Italia. Ma suggerisce alla politica di non confinare i bonus bebè alle famiglie più povere. “Non è con sussidi riservati ai redditi più bassi, di importo modesto e limitati nel tempo che si raddrizzano le tendenze”.

Uno sconfinamento? “Il profilo di Blangiardo è incompatibile con la carica di presidente”, scrive Francesco Sinopoli, segretario generale Flc Cgil, in una lettera inviata alle commissioni Affari Costituzionali di Camera e Senato che entro il 3 dicembre dovebbero approvare la nomina con la maggioranza dei due terzi. Solo dopo però aver sentito il candidato in audizione.

Ma come mai il Blangiardi-pensiero è finito nella bufera? Laureato in Economia alla Cattolica di Milano, classe 1948, Blangiardo insegna demografia alla Bicocca ed è anche responsabile statistico della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) per la quale cura ogni anno il “Rapporto sull’immigrazione”. Considerato vicino a Comunione e Liberazione e alla Lega su molti temi – dall’immigrazione alla libertà delle donne – non schiva le polemiche.

Anzi sembra provocarle. Nel 2013 Blangiardo aveva proposto di calcolare l’aspettativa di vita a partire dal concepimento, equiparando le interruzioni di gravidanza alla mortalità infantile. Nel 2008 aveva preso posizione contro la legge 194, negandole il merito di aver ridotto di 100 mila gli aborti rispetto a trent’anni fa. Merito da attribuire alla contraccezione e al volontariato pro-life.

Nel 2017 si è schierato contro lo ius soli, la possibilità per chi nasce in Italia di essere italiano. “L’integrazione si realizza attraverso altre strade, non con la cittadinanza immediata”, scriveva sul Populista, giornale vicino alla Lega. Note anche le sue polemiche con il presidente Inps Tito Boeri, colpevole di diffondere notizie false quando dice che i lavoratori immigrati mantengono in equibrilio i conti previdenziali.

Nel saggio “Immigrazione. La grande farsa umanitaria”, scritto con il professore sovranista Giuseppe Valditara – leghista della prima ora, poi senatore di An, ora leghista salviniano e braccio destro del ministro dell’Istruzione Bussetti per l’università – e con Gianandrea Gaiani – direttore di Analisi Difesa – Blangiardo propone di distinguere tra immigrazione buona e una che “rischia di disintegrare le nostre società”.

Più di qualche dipendente dell’Istat sembra già non gradire l’eventualità di avere un presidente con questo curriculum. Un gruppo di loro ha inscenato un flash mob per le vie di Roma, alla manifestazione nazionale del 24 novembre organizzata da “Non una di meno” contro la violenza sulle donne. Non proprio un bel segnale di benvenuto.

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