Da Intesa Sanpaolo 5 miliardi per le aziende che adottano l’economia circolare 

Lo sviluppo sostenibile non è soltanto qualcosa di utile per il futuro del nostro pianeta, ma anche un’opportunità per la nostra economia, visti cambiamenti nei metodi di produzione che possono creare occasioni di investimento e crescita. Per sostenere e nello stesso tempo cogliere questa opportunità, Intesa Sanpaolo ha deciso di aiutare a favorire la transizione di imprese e consumatori verso il modello circolare, e per farlo nel piano d’impresa 2018-2021 ha attivato un plafond di 5 miliardi di euro per il supporto delle aziende che adottano la circular economy con modalità innovative, concedendo le migliori condizioni di accesso al credito.  

«L’innovazione è alla base dell’evoluzione della società ed è una leva per competere in mercati sempre più complessi e globalizzati, anche nel settore dell’alimentazione. La sostenibilità ambientale e sociale è una condizione essenziale per le nuove filiere del cibo. L’economia circolare coniuga entrambi questi fattori, puntando alla realizzazione di un nuovo sistema economico che sia in grado di rigenerarsi», ha dichiarato Vincenzo Antonetti, Head of Promotion and Development of Innovation, dell’Intesa Sanpaolo Innovation Center International Network, in un incontro a Londra dal titolo ‘Cities and Circular Economy for food’. 

L’attuale sistema lineare di produzione take-make-dispose è estremamente dispendioso. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao), ogni anno viene sprecato circa un terzo del cibo prodotto nel mondo per consumo umano, pari a circa 1,3 miliardi di tonnellate. Nei Paesi industrializzati gli sprechi alimentari ammontano a circa 680 miliardi di dollari e avvengono soprattutto nelle catene di vendita al dettaglio e da parte dei consumatori. Nei Paesi in via di sviluppo ammontano a 310 miliardi di dollari e riguardano anche le aree produttive agricole. 

L’economia circolare rappresenta invece un’enorme opportunità per coniugare business e sostenibilità, facendo leva sulle città come catalizzatrici del cambiamento, quali generatrici dell’85% del Pil globale e del 75% del consumo di risorse. “Solo a Londra secondo le stime l’economia circolare nel reparto alimentare potrebbe creare possibilità di crescita per 2 miliardi di pound l’anno”, ha spiegato uno degli esperti invitati al dibattito, Jean Bilant, Senior Business Advisor. Queste possibilità arriverebbero dalla trasformazione dell’intero settore agroalimentare a partire dall’agricoltura e dall’allevamento e fino alla produzione del packaging, che potrebbe essere fabbricato con materiali riutilizzabili o riciclati. 

«Oggi i prodotti non sono progettati per durare a lungo o per essere facilmente riparati. Ma noi dobbiamo garantire un futuro non solo per l’economia ma anche per l’umanità. Per questo abbiamo bisogno di passare dall’economia lineare a quella circolare. E le istituzioni finanziarie avranno un ruolo fondamentale in questo passaggio», ha dichiarato Luigi Riccardo, esperto di economia circolare dell’Intesa Sanpaolo Innovation center. Quest’ultima è la società del Gruppo dedicata specificamente alla frontiera dell’innovazione. Al momento impiega 60 persone, che presto diventeranno 100, che hanno il compito proprio di valutare progetti e start up più interessanti da sostenere. Fra queste startup ci sono al momento: Ecodyger, che produce macchinari B2B che trasformano i rifiuti organici in compost, RiceHouse che crea nuovi materiali per costruzioni ecosostenibili dagli scarti della coltivazione del riso, Hexagro, che realizza fattorie urbane indoor che utilizzano la tecnologia aeroponica, Toast Ale che produce una birra realizzata con il pane fresco avanzato e Winnow, che aiuta gli chef a misurare, monitorare e ridurre lo spreco di cibo attraverso le nuove tecnologie. 

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