Under 35 e agricoltura, Italia al primo posto per “Millennials farmers”

ROMA – L’Italia è il primo Paese d’Europa per il numero di giovani under 35 attivi nella filiera agricola che diventa sempre più 4.0: le imprese gestite dai “millennial farmers”, infatti, sono quasi 60mila e aumentano del 6 per cento ogni anno.

Dei ragazzi che hanno deciso di lavorare nel mondo dell’agricoltura uno su quattro è laureato, otto su dieci viaggiano all’estero e si inseriscono più facilmente in nuovi mercati. A loro va incontro l’Unione europea che, per consentire di iniziare l’attività, mette a disposizione dei fondi attraverso i suoi Piani di sviluppo rurale (Psr) per i quali, nel biennio 2016/2017 hanno presentato domanda circa 30 mila giovani: il 61% da sud e isole, il 19% dal centro e il 20% dal nord. La Sicilia e la Puglia sono le prime due regioni, con 4.700 e 4.540 domande presentate.  

“L’agricoltura è una delle gambe su cui si reggono la nostra economia” ha detto il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in una nota. “La qualità della vita dei cittadini non può prescindere da uno sviluppo ecosostenibile che parta proprio dal settore agroalimentare – ha aggiunto il presidente – e la scelta di Foggia come sede dell’incontro è coerente con la vocazione naturale di una città e di un territorio che vogliono raccogliere la sfida per riagganciare la qualità della vita, la questione sociale e un nuovo sviluppo ambientalmente orientato”. Il convegno si svolge infatti non a caso in una terra conosciuta a tutti come il “granaio d’Italia” e dove, fra 2015 e 2017, il comparto agricolo è cresciuto del 4%, registrando, secondo Coldiretti, il +9% nell’esportazione dei prodotti, con un aumento dell’occupazione nel settore del 6% negli ultimi cinque anni.

“L’agricoltura ha trovato il modo di innovarsi”, sottolinea Daniele Virgillito, presidente del sindacato Unione Giovani dottori commercialisti ed esperti contabili (Ungdcec) che ha organizzato il convegno da oggi fino al 6 ottobre all’Università degli studi di Foggia. “Pur essendo il comparto ‘tradizionale’ per eccellenza – osserva – ha saputo reagire alla crisi economica, adeguandosi alle sfide emergenti”. Questo settore si colloca nell’ambito dell’Unione europea “al primo posto in termini di valore aggiunto prodotto (31,5 miliardi di euro) – spiega ancora – mentre a livello nazionale il valore della filiera raggiunge il 13,5% del Pil. “L’andamento sui mercati, anche internazionali, potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela contro la cosiddetta “agropirateria” che fattura oltre 100 miliardi di euro l’anno” osserva ancora Virgillito – utilizzando impropriamente località, immagini e ricette che richiamano all’Italia con prodotti contraffatti”.


Fonte: http://www.repubblica.it/economia

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