Si allenta leggermente la tensione sull'Italia: spread sotto 280

MILANO – Spread in discesa all’apertura dei mercati e all’indomani della conferenza stampa del governo, dalla quale è stata confermata la traiettoria discendende del rapporto deficit/Pil nel prossimo trienni: dal 2,4% ritenuto inamovibile dal M5S per il 2019, e quindi all’1,8% nel 2021. Giuste dunque le indiscrezioni che dicevano di una parziale retromarcia rispetto al reiterato 2,4% nel periodo che era stato indicato una settimana fa. Mancano ancora, in ogni caso, molte indicazioni che ruotano intorno a quel numero e che saranno fondamentali per far capire a Bruxelles la credibilità della Manovra in via di discussione.

Per il momento, gli investitori confermano l’allentamento della tensione di ieri e il differenziale tra decennali italiani e tedeschi si porta in area 275 punti base. Il rendimento del Btp è al 3,3%. Il dossier italia resta ben presente sui desk dei trader e prova ne è il commento rilasciato da Hsbc, secondo il quale lo spread potrebbe espandersi a fine anno fino a 300 punti, dai 230 punti che si prevedevano soltanto il 7 agosto, alla luce delle indicazioni di deficit al 2,4%. Anche Goldman Sachs, d’altra parte, vedono una traiettoria nella parte alta del range tra 220 e 300 punti che ha caratterizzato il differenziale da maggio in poi, quando è nato il governo Lega-M5S, mentre JPMorgan Asset Management annota che uno spread tra 280 e 290 punti non è ancora sufficiente per attirare gli investitori alla caccia di rendimento, visto il budget pubblico previsto e considerando che il grosso della spinta economica europea è alle spalle, mentre la Bce si avvia a chiudere il Quantitative easing.

Le Borse europee registrano un avvio negativo: Milano cede lo 0,1%. Pirelli debole: Camfin non si scioglierà e manterrà poco più del 10% del gruppo degli pneumatici. Salini cede nettamente: voci di interesse per Astaldi in concordato, che non fa prezzo al rialzo. Nel resto d’Europa, Parigi cede lo 0,3%, Francoforte riapre dopo un giorno di festa a -0,1% e Londra cede lo 0,24%.

A livello internazionale si guarda al rialzo dei rendimenti dei Treasury: i titoli di Stato americani, spinti dalla forza dell’economia Usa e dal percorso di strette monetarie della Fed, rendono come non accadeva dal 2011, sopra il 3,1%. Il fatto che un titolo che praticamente non ha rischi inizi a offrire un rendimento interessante per gli investitori, fa perdere valore agli altri asset (più rischiosi, come i mercati emergenti) che finora erano stati coperti d’acquisti vista l’abbondanza di liquidità assicurata dalle banche centrali e l’assenza di alternative per spuntare un guadagno. Questa mattina si è registrata la seconda seduta in calo per la Borsa di Tokyo, penalizzata dalle prese di beneficio seguite ai record degli ultimi 27 anni toccati in settimana. A pesare, anche le perdite di Hong Kong. Al termine degli scambi il Nikkei ha lasciato sul terreno lo 0,56% e l’indice esteso Topix perso lo 0,09%. Ieri sera a Wall Street il Dow Jones ha segnato un nuovo record, nonostante il rallentamento finale, salendo dello 0,2% mentre il Nasdaq ha aggiunto lo 0,32%.

Tra le materie prime, le quotazioni del petrolio confermano il ribasso generato dall’aumento delle scorte Usa, dopo la corsa generata dalle sanzioni Usa all’Iran che avevano portato il barile al top da quattro anni: sul mercato after hour di New York dove i contratti sul greggio Wti cedono 19 centesimi a 76,22 dollari al barile. Il Brent cede lo 0,2% a 86,13 dollari al barile. L’oro continua la lenta risalita sul crinale dei 1.200 dollari l’oncia.


Fonte: http://www.repubblica.it/economia

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