Petrolio, “Vaca Muerta� è a rischio  

Una località argentina dall’ameno nome di Vaca Muerta, che fa pensare a uno scheletro spolpato di mucca, in una delle zone più aride e sperdute del Paese, attira da un po’ di tempo una certa attenzione internazionale perché ospita il più grande giacimento di «shale oil» e «shale gas» (cioè di idrocarburi non convenzionali) al di fuori degli Stati Uniti. Vaca Muerta è una formazione geologica di roccia «shale» nel cosiddetto bacino del Neuquen e copre le province di Neuquen, Rio Nero, La Pampa e Mendoza, nel Centro Sud dell’Argentina; le riserve confermate del giacimento sono stimate in 22,5 miliardi di barili di petrolio. 

Ma l’esperimento rischia di fallire. Per due ragioni. La prima è che il presidente argentino Mauricio Macri ha imposto un prezzo politico al petrolio che gli operatoti di Vaca Muerta consegnano alle raffinerie locali, con la conseguenza di ridurre al minimo la redditività dell’operazione; di conseguenza gli investitori internazionali stanno riconsiderando il loro impegno.  

La seconda minaccia al progetto di Vaca Muerta è imprevedibile e viene da una piccola lucertola in pericolo di estinzione. L’allarme sul futuro della «liolaemus cuyumhue», come è nota questa specie unica di lucertola scoperta nel 2009, è stato lanciato da un gruppo di scienziati argentini nella zona di Bajo Anelo, una punto chiave dei progetti petroliferi della zona. A causa delle incertezze sul futuro del rettile, le agenzie di finanziamento internazionali sarebbero obbligate a interrompere i loro contributi alle società energetiche, se non garantiscono la sua sopravvivenza, attraverso l’inclusione di protocolli di protezione dell’animale. 

Questa lucertola vive nei territori sabbiosi dove le compagnie energetiche hanno annunciato investimenti per i prossimi anni per oltre 3 miliardi di dollari. «La liolaemus cuyumhue è in pericolo di estinzione» denuncia lo scienziato Luciano Avila, specialista in rettili e ricercatore del Consiglio nazionale della ricerca scientifica e tecnica, «se non si interverrà al più presto».  


Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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