Manovra, Confindustria: “Non smontare la riforma delle pensioni”  

Il Centro studi di Confindustria rivede ancora al ribasso la crescita del paese sia per quest’anno che per il prossimo. Il Pil sarebbe in rallentamento all’1,1% nel 2018 e allo 0,9 nel 2019, rispetto all’1,6 registrato nel 2017. Rispetto alle previsioni di giugno, dunque, la crescita cala di 0,2 punti. Da queste stime è escluso l’impatto delle misure che il governo vuole mettere in campo con la manovra. Sulla crescita, spiegano da Confindustria, «pesano l’aumento dello spread e l’incertezza sulla capacità del governo di incidere sui nodi dell’economia». 

E’ comunque grazie a investimenti, reddito di cittadinanza, flat tax per autonomi e piccole imprese che il governo Lega-M5S punta a raggiungere una crescita dell’1,6%, giustificando così il deficit al 2,4%: calcoli però che non sono ancora stati messi nero su bianco (la nota di aggiornamento al Def non è ancora stata pubblicata) e che per Confindustria sono ottimistici. Sarebbe dunque complesso raggiungere una crescita così alta, che sarebbe a questo punto il doppio rispetto a quella finora stimata, e che permetterebbe di abbassare il debito pubblico. Difficile che ciò realisticamente possa avvenire. Anzi. Secondo Confindustria è più probabile una procedura di infrazione da parte della Commissione Ue, che arriverebbe a marzo, poca prima delle elezioni europee (dando così un’arma elettorale sia per la Lega che per il Movimento 5 Stelle). Oltre a questo c’è il rischio che i mercati reagiscano ulteriormente. 

“Non smontare la riforma delle pensioni”  

Per gli economisti del Centro studi l’aumento del deficit previsto dal Governo potrebbe portare a più tasse in futuro: «Il deficit è poca cosa rispetto agli impegni politici assunti: se le coperture non saranno ben definite – avvertono – si rischia ex post un rapporto deficit/pil più alto. L’aumento del deficit serve per avviare parti del contratto di Governo di sostegno al welfare poi molto difficili da cancellare se non in situazioni emergenziali. Ciò potrebbe portare a più tasse in futuro e ad aumentare il tasso di risparmio già oggi». Per Confindustria comunque è necessario «non smontare le riforme pensionistiche perché ciò renderebbe necessario aumentare il prelievo contributivo sul lavoro. Se il meccanismo di ’quota 100’, per permettere l’anticipo della pensione, venisse introdotto, andrebbe invece nella direzione opposta». 


Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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