Il 60% delle sigarette illegali in Italia sono “illicit whites� provenienti dalla Grecia 

Il contrabbando di tabacchi è un fenomeno criminale molto complesso che genera ingenti danni per l’Erario, la salute dei cittadini, la sicurezza del Paese e dell’Unione Europea. Al di là della stima annuale del consumo di sigarette illegali in Italia – che si attesta su percentuali del 5-6% di sigarette illecite sul totale in commercio e, dunque, lontano dai picchi registrati nei decenni scorsi e negli altri Paesi Europei – quello del contrabbando di sigarette, ormai, è un tema di urgente attualità geopolitica ed economica internazionale che, per il nostro Paese, assume un ruolo strategico, dal momento che l’Italia è interessata dal fenomeno sia come mercato di destinazione finale sia come area di transito dei commerci illegali da e verso gli altri Stati dell’Unione Europea. Tra questi la Grecia ricopre un ruolo cruciale quale principale hub di transito verso l’Italia di illicit whites, ovvero marchi prodotti lecitamente in Paesi extra UE e contrabbandati sul mercato illecito dei Paesi dell’Unione Europea.  

Nel 2016 sono arrivati in Grecia 4 miliardi di sigarette di contrabbando di cui 1,54 miliardi erano costituiti da illicit whites, vendute nel mercato illecito greco ad un prezzo di circa 1,5 euro. I carichi di sigarette arrivano nel paese sia via mare (principalmente dall’Asia e dal nord Africa via Cipro) che via terra (principalmente dai Paesi della Penisola Balcanica e dalla Turchia). Nelle rotte verso l’Italia, i carichi di grandi dimensioni partono solitamente dai porti di Patrasso e del Pireo per raggiungere quelli dell’Adriatico (con particolare frequenza, i porti di Ancona, Taranto e Bari), mentre i carichi di dimensioni più ridotte sono trasportati su piccole e veloci imbarcazioni verso i porti e le spiagge pugliesi (seguendo, ad esempio, la rotta Corfù-Bari). Nonostante questo “attaccoâ€� da più fronti, la Grecia resta uno dei Paesi europei dove le autorità locali stanno svolgendo un efficace lavoro di prevenzione, confermato dal numero dei sequestri che ammontano a 1.532 solo nel 2016, per un totale 541 tonnellate di merce sequestrata.  

Lo studio, giunto alla sua seconda edizione, incrocia i più recenti dati disponibili dalle diverse fonti in materia (Sun Report KPMG, Empty Pack Survey, Mystery Shopper, Istat, Guardia di Finanza, dati BAT), contiene un’analisi dettagliata delle rotte, dei punti di transito, dei luoghi di consumo e di sequestro delle sigarette di contrabbando in Italia e un focus su alcune delle città più rappresentative del fenomeno. Il rapporto inoltre cataloga, per la prima volta in assoluto, tutti i marchi di illicit whites rilevati sul mercato italiano riportando informazioni sul pacchetto, il produttore, il proprietario del marchio ed eventuali varianti, nonché le città di vendita, il prezzo e la quota di mercato. Si tratta di una catalogazione innovativa, utile a realizzare la prima (e unica a livello UE) fotografia precisa del fenomeno con l’obiettivo di contribuire a contrastarlo in maniera capillare. Lo step successivo, suggerito dai ricercatori e dagli esperti, dovrebbe essere la creazione di un unico database internazionale che possa essere costantemente aggiornato e messo a disposizione di tutti gli Stati – e delle relative forze dell’ordine – per realizzare una comune strategia di contrasto che muova da una unica interpretazione del fenomeno.  

“Il fenomeno del contrabbando in Italia mostra un’evoluzione ciclica ma stabile, addirittura in leggero calo rispetto al 2016 (si passa da un’incidenza del 6,4% al 4,3% nel 2017). Un andamento positivo ascrivibile principalmente a due fattori: gli elevati controlli delle forze dell’ordine sul territorio, e delle politiche regolatorie e fiscali equilibrate. Ritengo che questa indagine, che per la prima volta si affaccia al di fuori dei confini Italiani guardando alla complessa area del Mediterraneo, a conferma della natura transnazionale dei traffici illeciti che oggi più che mai necessitano di un approccio integrato tra pubblico e privato per essere efficacemente contrastati, possa rappresentare un contributo concreto alla lotta al mercato illecito. Sostenendo questo studio vogliamo offrire ad Istituzioni e Forze dell’Ordine il nostro supporto per tracciare le rotte, le modalità e le dimensioni di un fenomeno che assieme possiamo sconfiggere o, quantomeno, tenere costantemente monitorato perché non si riacutizziâ€�, ha dichiarato Andrea Conzonato, South Europe Area Director di British American Tobacco e AD di BAT Italia. 

Se l’Italia si pone al di sotto del consumo illecito della maggior parte degli altri Stati europei, il contrabbando di sigarette resta comunque un fenomeno criminale non privo di conseguenze, sia dal punto di vista fiscale che per la salute dei cittadini. Un fenomeno che, per l’appunto, ogni anno causa mancati introiti erariali per le casse dello Stato di circa 1 miliardo di euro, senza considerare le implicazioni che prodotti non garantiti e controllati possono avere per la salute del consumatore.  

“Il fenomeno del contrabbando ha evidentemente una dimensione transnazionale, basti pensare che all’UE il mercato nero del tabacco costa ogni anno 10 miliardi di euro di mancati introiti da imposte e dazi e, di questi, 1 miliardo è il costo dell’evasione imputabile all’Italia. L’aumento dei rischi per la salute dei consumatori è legato soprattutto all’aumento spropositato della presenza di sigarette illicit whites che ad oggi rappresentano oltre il 60% del totale delle sigarette sequestrate in Italia. Questa particolare tipologia sfugge alle procedure ispettive sulla genuinità del prodotto disciplinate dalle normative italiane ed europee. Un ulteriore fattore di complessità sta nella fisionomia del fenomeno del contrabbando. Quanto alla diffusione geografica, le macro aree di provenienza delle sigarette di contrabbando diffuse in Italia sono tradizionalmente costituite dai Paesi dell’Est Europa via terra (Ucraina, Bielorussia e il corridoio della Transnistria, in primis), dalla Cina e dal Vietnam via mare (attraverso la Grecia e poi da lì in altri Stati europei), dal Nord Africa (Egitto, Tunisia e Libia) e, negli ultimi anni, anche dal Medio Oriente (Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita). Se per i tabacchi lavorati esteri introdotti in maniera illegale nel nostro Paese la tecnologia in dotazione all’ADM e l’analisi dei rischi possono fare la differenza, per le sigarette introdotte passando illecitamente fuori dai varchi doganali, come ad esempio gli ‘spalloni’ dalla Svizzera o gli scafisti dall’Albania e Montenegro, è necessario attivare un controllo capillare del territorio da realizzarsi in stretto contatto con la Guardia di Finanza. I dati confermano poi che i prodotti generalmente in vendita in Paesi a bassa fiscalità (Ucraina e Moldavia su tutti), unitamente ai deboli controlli interni sulla catena di distribuzione, vengono dirottati in mercati illegali di Stati con fiscalità più alta (Europa Nord occidentale, ad esempio), permettendo così una alta rimuneratività per le organizzazioni criminali. È per questi motivi che uno studio come questo, che consente di tracciare gli snodi della filiera, può essere uno strumento cruciale per la lotta al contrabbando e ai reati ad esso connessiâ€�, ha scritto nella prefazione allo studio Giovanni Kessler, Direttore dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM).  


Fonte: http://www.lastampa.it/economia

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