La Fondazione San Patrignano acquisisce le opere di nuovi grandi artisti ed espone al Maxxi  

Si tratta del primo caso di endowment in Italia. Una cospicua dote – in questo caso di opere d’arte – che all’occorrenza può essere rivenduta per garantire un futuro migliore ad un ente o ad una fondazione nata con fini benefici. L’idea è venuta, in occasione del suo quarantesimo compleanno, agli amministratori della comunità di San Patrignano, fondata nel 1978 dal riminese Vincenzo Muccioli. Struttura che accoglie e riabilita i ragazzi tossicodipendenti e che ora, grazie alla nuova collezione d’arte contemporanea Work in Progress, frutto a sua volta di una donazione, può contare su una risorsa patrimoniale utile a futuri investimenti. Dopo essere stata esposta alla Triennale di Milano nel marzo scorso ora la collezione si è arricchita di nuovi importanti pezzi e sarà esposta al Maxxi (Spazio Extra) di Roma dal 26 settembre al 7 ottobre. Nata da un gesto di altruismo, ovvero il lascito dell’imprenditore Carlo Traglio, fautore di una prima donazione (con opere di artisti come Julian Schnabel, Nicola De Maria, Enzo Cucchi, Sandro Chia, Ettore Spalletti e Velasco Vitali) ora la Fondazione San Patrignano vuole andare avanti: offrire alla comunità un fondo patrimoniale spendibile in caso di necessità, alimentato dalle libere donazioni di artisti, collezionisti privati e gallerie. 

(Foto: Michelangelo Pistoletto, Tra specchio e tela. Serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio. Eseguito nel 1988)  

La valorizzazione delle opere è un elemento centrale del progetto e non si esaurisce nella creazione di una riserva patrimoniale. La Fondazione intende catalizzare attorno alla collezione le energie migliori tratte dai campi dell’arte, dell’architettura e della politica per garantire alla collettività la piena fruizione di questa eterogenea raccolta. Molto utile allo scopo è stato l’incontro con un altro riminese, il sindaco Andrea Gnassi, che ha messo a disposizione due degli spazi più prestigiosi e storicamente rilevanti di Rimini, il duecentesco Palazzo dell’Arengo e il trecentesco Palazzo del Podestà, come sede definitiva della collezione a partire dal 2019, affidando l’incarico del riadeguamento funzionale allo studio di Luca Cipelletti. 

(Foto: Vanessa Beecroft, VBSS.002. Digital C-print. Eseguito nel 2006-2018)  

La sinergia tra pubblico e privato, la decisione di puntare sull’arte come bene patrimoniale, ma con l’impegno di valorizzare e rendere disponibile a tutti la collezione, rendono l’iniziativa un unicum in Italia. 

La raccolta si sta ampliando aprendosi a nuovi contributi e donazioni, e perciò ci si trova realmente di fronte ad un lavoro in divenire. Al Maxxi si potranno ammirare opere come San Siro rosso (2017) Alessandro Busci, o pezzi di Luca Pignatelli, presente nella collezione con due opere, Astratto (2014) e la monumentale opera Persepoli (2017), passando per Alberto Garutti e Silvio Wolf, così come grandi nomi del panorama internazionale, da Schnabel, appunto, a Agnes Martin, da Giorgio Griffa a Kentridge. E poi Mitoraj, Pistoletto, Isgrò, Paladino, Vanessa Beecroft, Alessandro Busci, Davide Monaldi, Sandro Chia, Enzo Cucchi.  

(Foto: Julian Schnabel, Carlina. Olio, resina, smalto su tela e cornice bianca. Eseguito nel 1998)  

«In questi anni è stato fatto moltissimo da San Patrignano nella direzione della sostenibilità economica della Comunità e della sua gestione, sostenibilità che è anche strumentale ai fini della sua missione sociale» commenta Letizia Moratti «ispirandoci alle grandi fondazioni anglosassoni abbiamo intrapreso la via della collezione di opere d’arte contemporanea come riserva patrimoniale e coinvolto artisti, galleristi e collezionisti che hanno creduto e credono nel progetto e apprezzano il lavoro svolto dalla comunità». Le relazioni tra gli artisti stanno dando vita anche ad attività di collaborazione tra gli artisti stessi e i ragazzi e le ragazze di San Patrignano. Inoltre, in una prospettiva di comune condivisione e sensibilità, le opere affrontano i temi al cuore della comunità di San Patrignano: l’emarginazione, il disagio sociale, l’accoglienza, la rinascita».  

Clarice Pecori Giraldi, che della Collezione ha la responsabilità del coordinamento culturale aggiunge: «Abbiamo raccolto oltre 40 opere in questi primi mesi, la risposta di collezionisti, galleristi e artisti non si è fatta attendere e la famosa milanesità del dare si è allargata ad altre regioni. Il senso di partecipazione non ha confini, come non li ha l’arte. Il fil rouge delle opere qui raccolte è la molteplicità di linguaggi, l’ampiezza dell’espressione». Esattamente l’aria che si respira a San Patrignano dove ciascuno è spronato ad esprimersi con le proprie capacità. 


Fonte: http://www.lastampa.it/cultura

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