Guarini pop, ne vedremo di tutti i colori 

Tre sere fa il cielo di Torino ha riservato un’improvvisa sorpresa. Chi si è trovato a passeggiare nei pressi del Duomo o di piazza Castello ha notato un nuovo e innovativo elemento luminoso. La riapertura della Cappella della Sindone dopo ventotto anni di chiusura ha permesso di riappropriarsi non solo della vertiginosa verticalità di Guarino Guarini all’interno, ma anche del profilo esterno, liberato dalle ingombranti impalcature. Per circa due ore i tecnici hanno dovuto «puntare» e regolare le fonti di luce artificiale che da oggi in poi illumineranno la cappella dall’imbrunire fino alle 2 di notte, così come avviene per tutti i monumenti cittadini.  

Si è trattato di una prova generale dell’inaugurazione di ieri sera. La grande sorpresa non è stata tanto l’improvvisa illuminazione, quanto piuttosto la colorazione. Dopo trent’anni di totale oscurità il capolavoro di Guarini ha cominciato ad assumere diverse tinte. Dal verde al rosso, dal blu al viola, dal giallo al rosa. Questo effetto sorpresa, documentato dai giornali il giorno dopo, con immagini condivise in maniera virale sui social, ha provocato un acceso dibattito, con la probabile conseguenza di un effetto boomerang negativo sull’operazione.  

Guarini è stato un architetto estroso, sicuramente innovativo per i suoi tempi, protagonista di una complessità stilistica elaborata e frutto di conoscenze internazionali nel campo della teoria e della geometria. Di certo non poteva immaginare, dopo oltre quattrocento anni, di poter essere proiettato in una sorta di «dimensione pop» e che una sua struttura architettonica potesse essere abbinata a un’interpretazione cromatica di un altro genio dell’arte mondiale protagonista del XX secolo, Andy Warhol. 

Niente di tutto questo. Dai Musei Reali di Torino ieri pomeriggio si sono affrettati a specificare che il cromatismo della sua illuminazione non sarà definitivo.  

Non è però dato sapere se sono tornati nel frattempo sui loro passi, probabilmente a causa del dibattito interno provocato dalla circolazione pubblica delle varie cromie della cappella. «Con Iren, società che ha studiato e realizzato il progetto di illuminazione per la cappella insieme con Performance in Lighting, abbiamo definito una scala di colori che corrispondessero alle sette varietà cromatiche utilizzate dalla Chiesa Cattolica di rito romano», spiega Enrica Pagella, direttrice dei Musei Reali. Che precisa: «Il colore base di illuminazione, quello che si vedrà tutti i giorni è il colore bianco neutro. Si tratta di una tonalità calda, uniformato alla colorazione delle luci esterne del Duomo». 

Gli altri sette colori saranno utilizzati per eventi speciali, o in occasione di celebrazioni della città, in accordo con le altre istituzioni. «Gli stessi accordi, per esempio, intervengono quando dobbiamo esporre una bandiera a mezz’asta sulla facciata di un palazzo», conclude Pagella.  

Questo weekend di apertura al pubblico del capolavoro guariniano (accesso a 3 € da oggi a domenica), tutte le sere si assisterà a un piccolo spettacolo di colori. La cappella, per la sua inaugurazione luminosa, varierà sui sette colori prescelti ogni sera: verde, viola, rosa, bianco, oro, rosso e azzurro. Pagella anticipa quella che sarà la prima giornata di colorazione al momento prevista, a ottobre con il blu: per un accordo con il ministero dei Beni Culturali si vuole sensibilizzare la settimana di prevenzione del tumore maschile.  

Un altro monumento della città gioca con l’illuminazione e i colori. È il simbolo di Torino, la Mole Antonelliana. Che diventa, per esempio, granata per ricordare la sciagura di Superga, bianconera per le vittime della strage dell’Heysel. 


Fonte: http://www.lastampa.it/cultura

Potrebbero interessarti

Lascia una risposta