Trattativa Stato-mafia, la procura non presenta appello: definitiva l'assoluzione di Mancino

La Procura di Palermo non ha presentato appello contro l’assoluzione dell’ex ministro Dc ed ex presidente del Senato Nicola Mancino, imputato al processo . L’ex politico era accusato di falsa testimonianza. I pm ne avevano chiesto la condanna a 6 anni di carcere. Il termine per l’impugnazione scadeva oggi: l’assoluzione di Mancino è quindi definitiva.

Mancino era uno dei 9 imputati del processo con accuse pesantissime per i coimputati a cui si contestava, a vario titolo, l’ negli anni delle stragi mafiose garantendo, , alleggerimenti del regime carcerario e impunità per boss come Bernardo Provenzano. L’assoluzione non è stata impugnata nemmeno dalla Procura generale che ora sosterrà l’accusa nel processo d’appello.

Il reato che era contestato all’ex ministro, per cui i pm avevano la condanna a 6 anni, era diverso, dunque, rispetto a quelli di minaccia a Corpo politico dello Stato e di concorso in associazione mafiosa di cui rispondevano gli altri imputati: i boss Leoluca Bagarella e Nino Cinà, Massimo Ciancimino, Marcello Dell’Utri, il pentito Giovanni Brusca e gli ex vertici del Ros Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno. Mancino avrebbe detto il falso, , già nel ’92, gli avesse accennato ai suoi dubbi sull’operato dei carabinieri di Mori e sui suoi rapporti con l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino. Ma al di là fatta dai pm l’ex ministro, nella ricostruzione della Procura, era ritenuto una sorta di referente politico della trattativa, messo alla guida del Viminale perchè fautore di una linea più soft verso la mafia rispetto al suo predecessore Vincenzo Scotti.


Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca

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