Ricettazione, nel campo nomadi di via Bonfadini il re dei ricettatori

Dal successo di figlio e nipote, il minifenomeno del gangsta rap 500 Tony che a 9 anni colleziona un milione e mezzo di visualizzazioni su YouTube, agli elicotteri e alle gazzelle dei carabinieri. Che circondano di prima mattina il campo nomadi di via Bonfadini, inespugnabile enclave dove tutti, se volevano piazzare merce rubata, sapevano di dover passare dal “Baffo”, o dallo “zio”. È la stessa persona, al secolo Angelo Guarnieri, sinti nato 67 anni fa a Castel Frentano, in Abruzzo, sultano della ricettazione del nord Italia con un patrimonio milionario gelosamente custodito in cassaforte ma lontano, ad Argenta, nel ferrarese.

Con lui lavoravano “ Cro” e “ Fiore”, i figli di 28 e 37 anni Cristian e Fioravante, quest’ultimo papà di 500 Tony. E poi “Aki” e “Peppe”, e cioè il 31enne cingalese Akhila Heshan Marasi Marasinghe Arachchige e il 32enne casertano Giuseppe Savarese, altri luogotenenti incaricati di accogliere ladri e rapinatori alla rotonda di ingresso del campo, di valutare e pagare la merce, di portare l’oro fuso in via Giacosa e modellarlo in lingotti ad Arezzo, l’argento a Castiglion Fibocchi (ma non ci sono echi di massoneria, in questa storia, solo una solidissima filiera criminale). E ancora mogli e compagne, autodemolitori compiacenti e albanesi specialisti dei colpi in villa, inseguiti sulle tangenziali finché le loro Audi e Porsche e Bmw volavano via a 200 all’ora, magari dopo aver ingaggiato duelli folli a colpi di speronamento.

Sei le ordinanze cautelari firmate dal gip Luigi Gargiulo eseguite ieri mattina insieme al sequestro preventivo dell’appartamento di Argenta e a due divieti di dimora in tutta la Lombardia, a chiusura dell’operazione Prometeo cominciata nel 2016. Come funzionasse il giochetto lo spiega, qualche sera prima del Natale 2016, Peppe Savarese a “ Tony”, uno degli albanesi che andavano a vendere in via Bonfadini. Gli investigatori ascoltano la proposta diretta («Ma puoi venire tu o no, che ci ho due o tre belli orologi » ), ma l’uomo dei Guarnieri non ci pensa neanche: «No, no, che mi vuoi fare scannare? Vai dallo zio e digli che vuoi parlare con me e poi vengo io di là. Poi dopo dicono… che sono io che dico a voi di venire qua, capito? Tu vai dallo zio». Non sia mai. Tutto doveva passare dal Baffo,” capo promotore e organizzatore che prende le principali decisioni” — certifica il gip — come racconta un altro ricettatore romeno, pizzicato con mezzo chilo di gioielli sulla sua Skoda lo scorso 26 febbraio: « Lo zio vive in una baracca all’interno del campo. Il prezzo di vendita viene fatto dallo zio in base alla quotazione dell’oro usato, sui 20- 22mila euro al chilo.

Non chiamavo prima di andare, quando avevo intenzione di comprare oro o altro mi recavo direttamente al campo, lo portavo in Albania e lo rivendevo lì». Da Segrate a Cormano, da San Donato a Inveruno, da Turbigo a Buscate, da Magenta a Inveruno passando per il centro di Milano ( c’è anche l’avvocato Federico Sinicato tra le vittime della banda), la mappa di appartamenti e ville colpite dagli aficionados di via Bonfadini copriva l’intera provincia e oltre, con sconfinamenti a Vigevano e Galliate, nel varesotto e nella bergamasca, nel vercellese e nel cuneese. La parte più complicata, nell’infinito lavoro di osservazioni, ascolti e pedinamenti dei carabinieri, è stata quella di documentare dentro il campo i passaggi di merce e di “kadde”, cioè di denaro, di tasca in tasca. Ma il tesoro non era nella casa della “ Guarnieri Family”, con le pareti esterne decorate interamente col marchio Louis Vuitton e ostentate pure in tv, alle Iene. Altrove, in una molto più sobria casetta a due piani ad Argenta intestata a un nipote, i carabinieri arrivano il 26 ottobre di un anno fa. La cassaforte era nascosta dietro un termosifone. Dentro: anelli e spille antiche, orecchini e braccialetti, orologi di lusso ( Vacheron Constantin, Piaget), roba rubata in dieci province diverse nell’arco di tre anni, oltre a 150mila euro in contanti. Lo chiamarono al campo, quel giorno, avvertendolo che senza chiavi i carabinieri avrebbero buttato giù la porta blindata. Regalmente, il Baffo mandò genero e nipote, su una delle fuoriserie del suo parco auto, a consegnarle.


Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca

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