Mafia, blitz della polizia in Romania. Arrestato il latitante mazarese Vito Bigione

Era latitante dal luglio dell’anno scorso, da quando la Corte di Cassazione lo aveva condannato definitivamente per associazione mafiosa e traffico di droga. Vito Bigione era ricercato anche dall’Interpol. E’ stato arrestato in Romania, a Oradema, grazie alle indagini della squadra mobile di Trapani diretta da Fabrizio Mustaro e del servizio centrale operativo della polizia, coordinate dal procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido, dai sostituti Alessia Sinastra e Francesca Dessì. E’ sempre stato un manager in viaggio, Bigione, originario di Mazara del Vallo. La sua grande passione, soprattutto l’Africa, dove era stato arrestato nel 2004. E i poliziotti hanno seguito il filo dei viaggi per arrivare all’obiettivo. In Romania, il boss è stato fermato con una donna italiana. “Siamo molto contenti – dice il questore di Trapani Claudio Sanfilippo, un passato da grande cacciatore di latitanti di mafia – nel giro di 48 ore, abbiamo assicurato alla giustizia due pericolosi ricercati”. Due giorni fa, la Mobile ha fermato Vito Marino, uno degli autori della strage di Brescia. Ora, dall’Africa bisogna ripartire per comprendere il ruolo dell’ultimo latitante. In Namibia, Bigione era considerato un rispettabile manager, era l’animatore di uno dei ristoranti più alla moda di Walvis Bay, “La Marina”, quattro carrozze di un treno d’ epoca incastonate fra un’oasi di verde e l’Oceano Atlantico. Alle sue feste c’erano spesso ospiti importanti, pure qualche ministro. Nel 2004, quando i magistrati di Palermo avevano inviato il loro atto d’ accusa all’ Alta Corte della Namibia, Vito Bigione aveva cominciato a recitare l’ immancabile ritornello difensivo, buono da Milano all’altra parte dell’emisfero passando per la Sicilia: «Qui c’ è un complotto dei giudici», disse. Poi arrivarono cinque dei più noti avvocati della Namibia e del Sudafrica per sostenere la causa dell’ imprenditore mazarese. Non solo nelle aule di giustizia ma anche davanti all’ opinione pubblica, che si è appassionata alla storia di questo emigrato bianco così influente e discusso. «Non c’ è alcuna prova in quelle carte giunte dall’Italia», disse in una conferenza stampa Van Reenen Potgieter, il più anziano del pool di legali. Bigione rimase in cella per tre mesi, poi l’Alta Corte lo scarcerò, bocciando la richiesta di estradizione italiana. Inutili i tentativi del procuratore di Windhoek, Nico Horn; il collegio giudicante, presieduto da Nic Hannah, ritenne «non sufficienti le prove». Tornato in libertà, il manager latitante aveva potuto fare anche lui una dichiarazione liberatoria: «Sono solo un imprenditore che lavora nel settore della pesca da 20 anni», dichiarò al “The Namibian”: «Nel vostro paese sono arrivato nel ’98, ho sempre lavorato alla luce del sole». Ma il vero difensore di Bigione è sempre stata la moglie, la bella imprenditrice francese Veronique Barbier. Un giorno, i sindacati inscenarono una protesta davanti “La Marina restaurant”; Percy Charlies, il segretario dell’ Unione, convocò anche i giornalisti. Disse: «Questi imprenditori sono razzisti, sfruttano il lavoro dei nostri ragazzi». E tirò fuori anche la storia di Bigione, «siciliano ricercato per mafia e droga». Fu la signora Barbier a rilasciare una replica ai cronisti: «Tutte fandonie, abbiamo spesso collaborato con il ministro del Lavoro, che può garantire per noi». E promise un tavolo di trattative. Altri imprenditori intanto ribadivano: «Bigione dà lavoro a tante persone, bisognerebbe ringraziarlo». La Direzione distrettuale antimafia di Palermo non ha mai smesso di seguire gli affari del latitante, grazie ad alcune intercettazioni telefoniche. Il pool coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Guido lo ha ascoltato mentre organizzava un viaggio dalla Colombia alla Namibia, direzione finale le coste siciliane. I suoi pescherecci avrebbero portato un ingente carico di cocaina. Bigione non ha mai perso i contatti con i referenti in Cosa nostra, uno soprattutto, il leggendario padrino mazarese della Cupola, Mariano Agate. Il carcere duro non è mai stato un ostacolo per far entrare e uscire notizie dalle celle. Qualche anno fa, i complici del latitante hanno fatto spesso la spola fra la Sicilia e la Namibia. I manager della droga viaggiavano in prima classe: Palermo – Roma – Parigi o Francoforte – Johannesburg – Windhoek, capitale della Namibia. E al telefono, per tutti, Vito Bigione era «il commercialista».


Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca

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