Farmaci e corruzione, arrestato a Parma luminare dei trapianti 

Un nuovo scandalo scuote il mondo della sanità e dei colossi farmaceutici: secondo il Nas, Franco Aversa, direttore della struttura di ematologia e trapianto midollo osseo del Maggiore di Parma, professore universitario e considerato un luminare mondiale del settore, era il fulcro di un “sistema” che assicurava favori alle aziende in cambio di sponsorizzazioni per convegni e contributi economici che sarebbero finiti anche nelle tasche degli indagati. Oltre al dirigente medico è finita ai domiciliari Paola Gagliardini, amministratrice delegata della Csc srl, centro servizi congressuali, di Perugia. Pochi mesi fa, sempre a Parma, era stato arrestato l’esperto di cure palliative Guido Fanelli con l’accusa di aver pilotato il business delle cure palliative e delle terapie del dolore. 

L’inchiesta  

36 gli indagati, nove di loro, tra medici universitari e rappresentanti del settore farmaceutico, sono stati raggiunti da misure cautelari interdittive. I reati contestati, a vario titolo, sono: corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, comparaggio farmaceutico, abuso d’ufficio, falso ideologico e truffa aggravata. Sequestrati 335.000 euro. La struttura ospedaliera di Parma non avrebbe propri dipendenti coinvolti anche se il professor Aversa era dirigente di una unità operativa interna al Maggiore.  

Il luminare “senza scrupoli” e il sistema clientelare  

Le indagini sono partite dalla denuncia di un medico e ruotano attorno alla figura di Aversa, pioniere di innovative tecniche di trapianto di cellule staminali fino ad ottenere riconoscimenti internazionali per aver consentito, per la prima volta al mondo, il successo del trapianto anche tra soggetti non compatibili. Ma è anche un personaggio che agiva “senza scrupoli” secondo i magistrati, in grado di creare un sistema clientelare e fare pressioni non solo sui collaboratori, ma anche su colossi del farmaco. Secondo gli inquirenti, i rapporti con le aziende farmaceutiche gli permettevano di reperire fondi per sponsorizzare congressi o simposi offrendo in cambio la disponibilità a sostenere i loro prodotti facendo leva sul ruolo ricoperto e sul proprio prestigio a livello internazionale. Le indagini del Nas hanno ricostruito come gli eventi di formazione fossero condizionati per favorire il marketing di aziende private, alcuni farmaci “salvavita sarebbero stati prescritti secondo le esigenze e il profitto dei colossi farmaceutici promuovendo le divulgazione ai congressi. Inoltre presso la autorità regionali sarebbe stato sostenuta la rimborsabilità di alcuni farmaci oncologici per favorire ancora una volta le aziende piuttosto che altre.  

Le intercettazion

«Più che le modalità a noi interessa il conquibus… quando il conquibus arriva per noi va bene… tanto per essere pragmatici», questo il contenuto di un’intercettazione che sottolinea come il report sui medicinali fosse strettamente legato ai favori delle aziende farmaceutiche. «Ci sono delle aziende che hanno contribuito in maniera sostanziale e altre che non hanno nemmeno risposto – hanno registrato gli investigatori – quindi è chiaro che devo fare la lista dei ’buonì e dei ’cattivì». Poi anche le minacce diretta: «C’era un atteggiamento di non apertura, per cui lo dico francamente… questi nuovi prodotti che voi dovete lanciare, qui praticamente non entreranno mai!».  

I concorsi  

Nel mirino del Nas anche un’attività libero -professionale svolta da Aversa senza autorizzazione a Frosinone, pur ricevendo indennità di esclusiva a Parma. Una volta palese l’esercizio extra moenia delle visite, invece di sanzionarlo, l’ospedale di Parma avrebbe concluso una convenzione con il laboratorio privato in cui Aversa visita i pazienti. Nel mirino degli inquirenti anche alcuni concorsi “ truccati”. Tra gli indagati è così finito Antonio Mutti, direttore del dipartimento Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma: per i magistrati invece di sanzionare le iniziative illecite di Aversa, le avrebbe avvalorate senza esitare a prestare il proprio ruolo alla realizzazione di tali scopi. Creando anche bandi ad hoc. Il rettore dell’ateneo parmigiano Paolo Andrei si dichiara «profondamente colpito e attonito» dalla vicenda; assicura collaborazione alla magistratura e ribadisce l’impegno dell’Ateneo «verso la cultura della legalità e il rispetto dell’integrità».  


Fonte: http://www.lastampa.it/italia/cronache

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