Diritto alla scienza e libertà di ricerca, l’Italia è al 26esimo posto 

Quali sono gli Stati che proteggono scienza e scienziati? Con i finanziamenti alla ricerca più bassi della media europea, scarso numero di ricercatori e la cronica incapacità di attrarre talenti dall’estero, l’Italia conquista un poco edificante 26esimo posto, su 46 Paesi esaminati. Al vertice si trovano Belgio, Paesi Bassi e Stati Uniti, Canada e Cina. 

L’Associazione Luca Coscioni presenta l’indicatore del diritto alla scienza. I Paesi sono stati valutati e confrontati sulla base di quattro aree: Tecnologie di riproduzione assistita, Ricerca con cellule staminali embrionali umane, Decisioni di fine vitae Aborto e contraccezione. I dati messi a disposizione da organizzazioni internazionali – Banca Mondiale, Unesco, Oecd e World Economic Forum – e dall’Associazione sono stati elaborati da , professore di Scienze Legali nella Facoltà di Storia e Scienze Sociali della Bryant University di Boston. 

Research and Self Determination Index, World Congress for freedom of scientific research, 2018  

Questi dati confluiscono in indicatori che misurano vari aspetti del diritto alla scienza: l’investimento pubblico in ricerca e in educazione terziaria , il numero di pubblicazioni e di ricercatori, la qualità di università e centri di ricerca e l’impatto della produzione scientifica, il numero di persone che conseguono un dottorato di ricerca e il numero di donne scienziato, le competenze scientifiche degli studenti di scuola superiore.  

«Nell’era delle paure, persino la libertà è presentata come un pericolo dal quale difendersi. Le proibizioni contro la ricerca scientifica e la libera scelta sul nostro corpo tolgono salute e speranza, rafforzando l’arbitrio del potere – commentano Marco Cappato e Filomena Gallo, tesoriere e segretario dell’Associazione, che presenteranno la classifica nel .  

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«L’Associazione Luca Coscioni è lo strumento per chi ha fiducia in una libertà, che è responsabilità e conoscenza, vissuta e condivisa per migliorare la qualità della vita e della democrazia – concludono -. Sarà il Congresso del movimento per le libertà civili, per l’alternativa alla politica della paura, l’occasione per ascoltare la voce dei ricercatori, delle persone malate e con disabilità e di tutti gli altri cittadini che si vogliono unire per conquistare nuove riforme laiche, dal corpo dei malati al cuore della politica. Sarà il Congresso di chi vorrà incarnare le “libertà in persona”, per vivere liberi, fino alla fine». 


Fonte: http://www.lastampa.it/italia/cronache

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