Class action all’italiana, dopo 10 anni è un flop: solo un caso su sette arriva al risarcimento  

La Camera dei deputati ha approvato il 3 ottobre la prima versione della legge di modifica della class action. A dieci anni dalla nascita di questa strumento, solo una causa su due viene ammessa al giudizio – secondo i dati dell’Osservatorio nazionale Antitrust – e solo una ogni sette riesce a ottenere un risarcimento.  

L’azione di classe, importata dagli Stati Uniti dove è nota come class action, è sulla carta uno strumento in grado di rendere giustizia ai consumatori vittime di truffe, soprusi e inadempimenti ma, nella realtà, le cose sono un po’ più complicate. Il Codacons, attraverso le parole del loro avvocato Marco Ramadori, è molto critico nei confronti di questo dispositivo: «L’azione collettiva è una legge truffa che favorisce solo le multinazionali e disinnesca le associazioni dei consumatori». Secondo Michele Carpagnano, direttore dell’Osservatorio, le cause del mancato funzionamento di questo strumento sono diverse: «Difficoltà di identificare e quantificare il danno subìto e complessità nel trovare un gruppo di richiedenti omogeneo complicano notevolmente il lavoro del giudice e spesso comportano la non ammissibilità dell’azione di classe al giudizio».  

Il principio del danno compensativo impone che il risarcimento debba corrispondere al danno effettivamente subìto dai consumatori, a differenza della giurisdizione americana dove il danno è di tipo punitivo e quindi il risarcimento è un multiplo del danno commesso. Secondo l’articolo 140bis del Codice dei consumatori, che a oggi regola le azioni di classe, sono tutelabili tramite class action «I diritti individuali omogenei dei consumatori» derivanti da «pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali». Se la nuova proposta di legge dovesse passare anche in Senato, questo articolo verrebbe eliminato dal Codice dei consumatori per entrare nel Codice di procedura civile. Questa rivoluzione permetterebbe di avviare un’azione di classe non solo ai consumatori e utenti di un’azienda ma a qualsiasi gruppo di cittadini che vede lesi i propri diritti «omogenei e individuali». Potrebbero fioccare diverse cause collettive per il rispetto dei diritti dei lavoratori, per crimini ambientali o contro la salute.  

La durata media delle class action all’italiana è di quattro anni e i risarcimenti ottenuti difficilmente superano il centinaio di euro. In dieci anni sono state proposte decine di azioni di classe contro Rai, Trenitalia, Autostrade per l’Italia, Vodafone e altre multinazionali, sempre giudicate inammissibili per difetti di procedura. Anche tra i rarissimi casi di class action ammesse a giudizio si registrano spesso fallimenti, come nel caso di Codacons contro la casa farmaceutica Voden Medical Instruments, obbligata dopo 8 anni di processi a risarcire 14 euro per dei test medici sull’influenza suina risultati ingannevoli all’unico consumatore che aveva preso parte all’azione collettiva. 

«Un altro punto critico – afferma Paolo Martinello, avvocato di Altroconsumo – riguarda l’impossibilità di applicare l’opzione del opt-out alle class action che lo necessitano». Negli Stati Uniti, dove le azioni di classe sono un incubo per le società, spesso obbligate a elargire risarcimenti milionari, le azioni collettive sono di tipo aperto e una volta che viene accertato il comportamento scorretto di un’azienda nei confronti dei consumatori, il giudice impone all’impresa di risarcire tutti i cittadini che hanno subìto lo stesso danno. Al contrario, nel nostro sistema si applica l’opzione opt-in che assicura un risarcimento solamente ai consumatori che hanno aderito all’azione di classe.«In questo modo l’azione collettiva viene depotenziata – afferma Martinello – anche quando si riesce ad ottenere un’alta adesione alla class action, la percentuale dei risarciti rispetto al numero di consumatori effettivamente danneggiati resta bassissima». I legislatori hanno cercato di arginare in parte il problema inserendo nel nuovo testo di legge la possibilità di aderire alla class action, e quindi ottenere un risarcimento, entro 150 giorni dalla sentenza definitiva del giudice. 

Sul versante delle azioni collettive in corso, alle quali continuerà ad applicarsi l’articolo 140bis del Codice dei consumatori senza alcuna retroattività, è interessante notare come il Codacons abbia deciso di imbastire una class action contro Facebook pronta ad essere presentata negli Stati Uniti, mentre Altroconsumo sempre per lo scandalo di Cambridge Analytica sta pubblicizzando un’azione di classe che ha già raggiunto 23mila adesioni e promette un rimborso di 200 euro ad ogni utente per i dati trafugati. Negli Stati Uniti invece, lo studio di avvocati Bronstein, Gewirtz & Grossman sta organizzando una class action insieme agli azionisti del fondo d’investimento Atlantia per accertare eventuali responsabilità nel crollo del ponte Morandi di Genova. Non resta che aspettare e vedere se il Senato della Repubblica deciderà di votare positivamente la nuova proposta sulle azioni di classe, per trasformarla finalmente in legge. 


Fonte: http://www.lastampa.it/italia/cronache

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