Caterina Simonsen, diventata mamma, riappare sui social

PADOVA. La vita, a volte, è forte al punto da vincere il destino che inchioda una donna a quattro malattie genetiche rare. Una donna costretta a vivere quasi in simbiosi con un respiratore meccanico. La vita, ora, ha gli occhi spiritati del piccolo Tommaso, nato  scorso con un peso che nemmeno raggiunge il più piccolo degli attrezzi che si possono trovare in una palestra. Che le ha dato la forza di riapparire sui social, su Instagram. In quel chilo e quattrocento grammi c’è tutto il miracolo che ora illumina la vita di Caterina Simonsen, 30 anni, padovana, affetta da quattro malattie genetiche rare che colpiscono polmoni, fegato, sistema immunitario e diaframma. Ha dovuto lottare anche contro la cattiveria dei social network, Caterina, quando da un letto d’ospedale parlava della sua malattia e dell’importanza della sperimentazione sugli animali.

Sono passati quasi quattro anni. Caterina è scomparsa da Facebook, delusa e forse ancora un po’ arrabbiata. Ora racconta la sua felicità su Instagram e su un blog personale: “”. Breathe, respiro. La difficoltà più grande, come racconta al “mattino di Padova”. Nel 2014 lancia sui social la campagna #IoconoscoleMR a favore della ricerca scientifica e della sperimentazione animale. Dopo le offese e le minacce del mondo animalista, conosce Domenico, il fidanzato.

L’amore tra i due apre il campo a un progetto grande, quello di diventare una famiglia. Ma il percorso è difficile perché Caterina deve assumere ogni giorno un mix di medicine salvavita. “Ho dovuto interrompere due gravidanze” rivela sempre al poi grazie al direttore di Fisiopatologia Respiratoria Andrea Vianello ho ricominciato a crederci”. Nelle foto che Caterina condivide ogni giorno non sono sparite le cannule e nemmeno le maschere d’ossigeno. E’ comparso però il visetto di un neonato venuto alla luce alla trentaduesima settimana. Un bimbo che come tutti si abbandona al calore della propria madre. “E’ il mio piccolo grande miracolo”, ripete commossa Caterina.


Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca

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