Bancarotta fraudolenta e truffa ai danni dello Stato: 7 arresti a Roma 

Bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio, e truffa aggravata ai danni dello Stato. Per questi reati 7 persone sono state arrestate questa mattina dalla Guardia di Finanza, coordinata dalla procura di Roma. L’inchiesta, coondotta dall’aggiunto Rodolfo Sabelli, trae origine dal fallimento del 2014 della società «Virgilio Srl», utilizzata dai componenti della famiglia Loreti per gestire l’omonimo ristorante di Campo de Fiori, proprio al centro della Capitale. Le successive indagini hanno accertato che il «gruppo Loreti» ha assunto, nel tempo, una posizione di rilievo nel settore della ristorazione, avendo acquisito il controllo di due ristoranti a Campo de Fiori, uno a piazza San Cosimato, uno a Vicolo del Cinque, uno a via del Governo vecchio, uno a piazza Malva e uno – in una prestigiosa zona panoramica – a Monte Mario: «Lo Zodiaco». Tra le persone finite in manette questa mattina spicca il nome di Leonardo Loreti di 53 anni, emigrato a Dubai nel 2015, e delle sue tre sorelle: Alessandra di 54 anni, Monica di 55 anni (dipendente del Comune di Roma) e Cecilia di 56 anni. Insieme a loro sono stati arrestati anche due collaboratori: Andrea Garofalo di 37 anni, e Arber Xhiaj, albanese di 38 anni.  

Il «metodo Loreti» e le indagini della Finanza  

La Finanza per «incastrare» i Loreti hanno utilizzato intercettazioni teleoniche e audizione di persone informate sui fatti. Grazie alle testimonianze, infatti, è stato portato alla luce il «metodo Loreti», consistente nell’acquisizione di aziende e società in pesanti situazioni debitorie, nell’accumulazione di altri debiti mediante il mancato pagamento delle imposte, dei fornitori e dei dipendenti e, infine, nel trasferimento di tutti gli asset produttivi di reddito ad altre società, costituite appositamente. Il tutto mediante il sistematico ricorso a «prestanome», come Maurizio Di Gennaro di 45 anni e Franco Casini di 61 anni (entrambi sottoposti alla misura dell’obbligo di firma), per «schermare» i reali proprietari delle società. Finora sono tre le società dichiarate fallite, per un totale di oltre un milione di euro di danno ai creditori e, in primis, all’Erario. Altra condotta illecita emersa nel corso delle indagini riguardava l’utilizzo di macchine acquistate in Italia, ma successivamente radiate per esportazione e reimmatricolate in Bulgaria, sulla base di un simulato contratto di compravendita con una società locale avente sede in quel Paese. Ciò al fine di sottrarsi al pagamento della tassa di proprietà ed eludere le sanzioni per le violazioni del Codice della strada.  


Fonte: http://www.lastampa.it/italia/cronache

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