Fotografia cenerentola italiana 

Coltivato per anni, il grande progetto della Triennale Immagine, ossia del Museo della fotografia di Milano, è stato cancellato da un giorno all’altro per i tagli del Governo alla cultura. Il museo sarebbe dovuto sorgere in un’ala dell’ex Ansaldo, occupando quasi 5 mila metri quadrati, con sale espositive e laboratori, un archivio dei grandi fotografi e la Biblioteca dell’Immagine del Comune. Avrebbe coinvolto, oltre la Triennale, anche le istituzioni che a Milano lavorano in questo campo, dallo Spazio Forma agli Alinari, alle Fondazioni legate ai quotidiani Corriere della Sera e Sole 24 ore.

Ma i 21 milioni di euro necessari a realizzare il museo, come ha spiegato l’assessore comunale alla Cultura Finazzer Flory, rientravano nei contributi previsti dal Governo per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità. Ridotti questi all’osso, il progetto è saltato. Paradossalmente la rinuncia avviene a pochi giorni dalla firma, prevista per questa mattina, della convezione con cui il Governo si impegna, sempre a Milano, per la realizzazione della Grande Brera, altro progetto vagheggiato da anni.

E questo non fa che aumentare la sensazione che la fotografia in Italia sia la Cenerentola fra le varie forme artistiche. Perché, se Milano piange, il resto d’Italia sulla fotografia certo non ride. Esistono, è vero, alcune rare isole felici, talora legate a Fondazioni bancarie, talora a strutture pubbliche. Così, a Modena, la Fondazione Cassa di Risparmio da un lato sta creando un’importante collezione, dall’altro organizza mostre di prim’ordine come quella di Daido Moriyama, che si aprirà a settembre. In Laguna la Fondazione di Venezia investe in fotografia con l’acquisizione del Fondo Zannier.

E ovviamente non si possono dimenticare Firenze, che grazie agli Alinari ha un museo e un’attività editoriale ed espositiva, né Cinisello Balsamo, con il suo museo della fotografia contemporanea, né Asti, con il Fondo Piras. Torino, tra le grandi città, è passata in questo campo dal ruolo di precursore a quello di fanalino di coda: aveva negli Anni 80 una Fondazione per la fotografia che era la prima in Italia. È stata chiusa, pochi anni fa, grazie alla miopia dell’allora assessore regionale Oliva. E a differenza di Milano, per i 150 dell’Unità a nessuno è passato neppure per la testa che forse una città ricca di fondi e cultura fotografica meritasse qualcosa di più. 


Fonte: http://www.lastampa.it/cultura/arte

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